In 350 chiedono più soldi e portano la Asl dal giudice

28 Giugno 2015

Scatta la vertenza dei dipendenti degli ospedali di Sulmona e Castel di Sangro: «Disparità di trattamento dopo la fusione fra aziende, arretrati fino a 6mila euro»

SULMONA. Scatta una sorta di class action contro la Asl da parte di oltre 350 dipendenti che chiedono di vedersi riconosciuti pari diritti salariali rispetto ai loro colleghi aquilani, dopo l’accorpamento delle Asl. I circa 350 lavoratori, fra amministrativi, tecnici e sanitari in servizio negli ospedali di Sulmona e Castel di Sangro, hanno presentato ricorso contro la disparità di trattamento giuridico ed economico, con conseguente riconoscimento delle fasce retributive, nei confronti dei loro colleghi che lavorano all’Aquila. I ricorsi sono stati curati e promossi dallo studio legale Valeri e dagli avvocati Armando Valeri, Ilaria Petito e Sara Terracciano.

Il tribunale di Sulmona ha già provveduto a fissare le prime udienze di discussione a novembre.

Secondo i legali, ai lavoratori andrebbero riconosciuti arretrati dai 4mila ai 6mila euro, più i conseguenti adeguamenti salariali. «L’azione giudiziaria nei confronti della Asl 1» spiegano gli avvocati Valeri, Petito e Terracciano «è volta al riconoscimento e all’attribuzione giuridica ed economica delle fasce retributive ai circa 350 dipendenti soprattutto in ragione dell’illegittima disparità di trattamento sussistente a oggi rispetto ai lavoratori in servizio presso la medesima azienda nell’area aquilana la domanda giudizialmente promossa prevede il riconoscimento in favore di ciascun lavoratore di arretrati che vanno dai circa 4mila ai 6mila euro, oltre ai corrispondenti adeguamenti stipendiali».

Un conto piuttosto salato, dunque, che la Asl si potrebbe pagare in caso di accoglimento dei ricorsi da parte del giudice del lavoro del tribunale di Sulmona. Calcolando una media di 5mila euro di rimborso a lavoratore, la cospicua somma si aggirerebbe sul milione e 750mila euro, a cui si dovrebbero aggiungere i successivi aumenti di stipendio.

La situazione di disparità, secondo la Fials che segue la questione dall’inizio, si è creata a partire dal primo gennaio 2010, dopo la delibera del 28 dicembre del 2009 con cui si istituiva la creazione dell’Azienda sanitaria locale Avezzano-Sulmona-L’Aquila, nata dall’accorpamento delle singole aziende preesistenti.

«Si tratta di una battaglia annosa» ricorda il segretario regionale della Fials Claudio Incorvati «ma di una battaglia sacrosanta in difesa dei diritti e della parità di trattamento fra lavoratori di una stessa azienda sanitaria. Speriamo che la giustizia se ne renda conto e assuma le dovute decisioni e i provvedimenti. Anche perché non si spiega come mai, quando si tratta di dipendenti, bisogna avviare percorsi lunghi».

Federica Pantano

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