In molti quartieri è tutto come 9 anni fa
Tra via Sallustio e il Duomo macerie e palazzi da abbattere. L’ingegnere Fabrizi: a breve partono due aggregati in via Sassa
L’AQUILA. Sono interi quartieri del centro storico rimasti come quella notte dal 6 aprile 2009: erba alta come alberi, macerie all’interno, tetti sfondati e acqua che penetra ovunque.
Non si tratta di edifici qualunque, ma di una grossa parte di via Sallustio (il Vicolaccio) e di tutta la parte retrostante la cattedrale di San Massimo, fino al quartiere di Fontesecco e via Sassa.
Per molte cattive notizie, però, ne arrivano un paio buone: a breve partiranno due grossi aggregati proprio in via Sassa, dove c’è una grossa concentrazione di edifici storici.
Scendendo da piazza Duomo, si tratta del palazzo che fa angolo con piazza San Biagio, sulla destra. E a metà via Sassa, prima di incrociare via Fontesecco, un palazzo sulla sinistra.
Nulla di nuovo, invece, per il complesso monumentale della Beata Antonia, dove, anche lì, tutto è rimasto come quella notte del 6 aprile 2009.
«Purtroppo quella zona è ferma per svariato motivi», afferma l’ingegnere Vittorio Fabrizi, direttore del settore Ricostruzione privata e, a interim, anche di quella pubblica, del comune dell’Aquila.
«Principalmente le ragioni sono tre: la prima è che quell’area non fa parte del famoso Asse centrale, quindi le pratiche vengono messe in attesa; la seconda ragione è che per molti edifici la documentazione spesso non è completa e, quindi, con le varie richieste di integrazione, il tempo passa. La terza ragione è da ricercare nei cronici problemi dell’Usra», spiega l’ingegnere Vittorio Fabrizi. «Non ci sono colpe particolari, ma la situazione non è bella e neppure semplice».
Per tante cose che non vanno altre, invece, filano bene: è il caso dei due aggregati che presto vedranno la cantierizzazione. «Si tratta di due aggregati molto grandi e importanti, che a breve partiranno e questo è un segno molto positivo», aggiunge il dirigente del settore Ricostruzione. «E comunque si sta lavorando per dare un impulso maggiore a questo settore, di vitale importanza per la nostra città», conclude Fabrizi.
Ma veniamo alle note dolenti: da nove anni quasi, nulla si muove per quanto riguarda tre quarti degli edifici di via Sallustio, alcuni dei quali devono essere abbattuti, come il palazzo che ospitava l’ufficio postale. I lavori della ricostruzione vanno avanti a singhiozzo e a macchia di leopardo. Sono stati abbattuti e già ricostruiti un paio di palazzi nella parte alta, ma nella parte bassa, verso via Fontesecco, non è stato fatto nulla. È anche vero, fanno sapere dal Comune, che diversi di questi edifici sono di proprietà di professionisti, sedi di enti o associazioni, seconde o terze case, di persone o studi professionali, che hanno già trovato un’altra collocazione post-sisma e che, quindi, hanno poco interesse a spingere per la ricostruzione. In diversi di questi edifici ci sono anche molti appartamenti finiti al Comune come abitazione equivalente. In un solo palazzo di via Fontesecco, il Comune ne ha acquisiti tre.
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