In vendita il Casermone: un pezzo di storia inagibile

Il grande edificio nel quartiere della Banca d’Italia versa in abbandono dal 2009 Naufragata la riqualificazione, prezzo minimo fissato a un milione e 130mila euro
L’AQUILA. Un milione e 130mila euro. È il prezzo di vendita del Casermone: l’edificio di via dei Frentani (ai numeri civici 3-13) nel quartiere Banca d’Italia dell’Aquila. La Sidief, società immobiliare che dal 2014 è proprietaria e gestisce in locazione le unità immobiliari del quartiere, ha pubblicato nei giorni scorsi un avviso di vendita relativo appunto alle palazzine con scadenza 22 novembre. Dopo la dismissione delle cosiddette palazzine del governatore, ai civici 11 e 13 di viale Giovanni XXIII, risalente al 2019, la società ha deciso di vendere un altro “pezzo” di quello che negli anni Cinquanta del secolo scorso era uno dei quartieri più innovativi della città e che oggi, invece, versa in uno stato di abbandono. Resta dunque solo tra le pagine del libro dei sogni, almeno per il momento, il mega progetto di riqualificazione che la società aveva presentato insieme all’Università.
L’AVVISO
«Sidief rende noto che intende procedere all’alienazione dell’immobile inagibile sito in L’Aquila, via dei Frentani numeri 3-13, di sua proprietà», è scritto nell’avviso. «Sarà possibile presentare esclusivamente manifestazioni di interesse che riportino un valore d’acquisto pari o superiore a euro 1.130.000. Le manifestazioni di interesse dovranno pervenire entro le ore 23.59 del 22 novembre 2023 esclusivamente tramite Pec all’indirizzo sidiefspa@legalmail.it».
IL CASERMONE
Il fabbricato di via dei Frentani (più noto agli aquilani come il Casermone), ultimato intorno al 1950, si trova in prossimità del centro, in zona residenziale e di pregio. «L’edificio, con accesso su via dei Frentani ai civici 3-13, si compone di sei piani fuori terra ed è costituito da 61 unità abitative, un ufficio, un negozio, due box, un locale deposito e 49 soffitte. La superficie commerciale è di 6.303 metri quadrati», come spiega la stessa società. «L’immobile, privo di ascensori, è stata messo in sicurezza a seguito del sisma del 2009 attraverso l’apposizione di opere provvisionali».
LA RIQUALIFICAZIONE
L’edificio di via dei Frentani non è il primo del quartiere Banca d’Italia ad essere stato alienato dalla Sidief. Già nel 2019, infatti la società, a totale partecipazione Bankitalia, che gestisce il patrimonio immobiliare dell’istituto in tutta Italia, aveva venduto cosiddette palazzine del governatore, ai civici 11 e 13 di viale Giovanni XXIII, ad oggi abbattute, ma solo parzialmente ricostruite.
La dismissione sarebbe dovuta servire a recuperare fondi per la riqualificazione dell’intero quartiere, che si estende su una superficie di circa 28 mila metri quadri di cui 8 mila metri quadri sistemati a strade e parcheggi privati (duecento posti auto circa) e 12 mila metri quadri a giardini, e può essere suddiviso in tre raggruppamenti: Case minime (via dei Frentani, via dei Peligni); Casette economiche (via dei Marrucini, via dei Vestini) Palazzine (via Giovanni XXIII). Ad oggi, gli immobili lungo via dei Peligni, via dei Marrucini e via dei Vestini sono stati ristrutturati e abitati. Le palazzine di via Giovanni XXIII sono state alienate, il grande immobile di via dei Frentani è in fase di vendita.
Ma sembra essere diventata lettera morta la riqualificazione, che sarebbe dovuta terminare nel 2020 e per cui è stato avviato dalla Sidief anche un concorso di idee, Quartiere 2.0, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila e con il patrocinio della Banca d’Italia, rivolto a tutti gli studenti dell’Ateneo aquilano e a quelli del Gran Sasso Science Institute (Gssi).
IL QUARTIERE
Potrebbe trattarsi di un’occasione persa per il complesso residenziale, edificato dalla Banca d’Italia negli anni Quaranta, allo scopo di provvedere agli alloggi delle maestranze dello stabilimento delle Officine Carte Valori trasferito fuori Roma a seguito degli eventi bellici e ad altri dipendenti. Il programma edilizi fu avviato nel mese di settembre 1940 prevedendo inizialmente 288 alloggi distribuiti su 12 corpi di fabbrica, sull'area compresa tra via XX Settembre e viale Duca degli Abruzzi, all’epoca in costruzione. I lavori proseguirono fino al 1943, interrompendosi a causa dell'intensificarsi delle azioni belliche. La distruzione delle Officine indusse la banca a sospendere i lavori e a riportare la produzione a Roma. Nel dopoguerra la banca portò il progetto a completamento nel 1950. Colpito duramente dal sisma del 2009, il quartiere ha contato 164 alloggi, sui 251 di proprietà, agibili fin da subito. Per gli altri il destino sembra segnato: uscire definitivamente da uno dei quartieri più identitari della città.
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