Inchiesta Mibact, spuntano nuovi indizi

13 Aprile 2018

Il giudice ha concesso alla Procura di indagare fino a giugno: possibili altre contestazioni e filoni investigativi

L’AQUILA. Ci potrebbero essere nuove contestazioni e anche altri indagati nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri su presunte mazzette negli appalti, una dozzina, gestiti da funzionari del Mibact. La Procura della Repubblica, infatti, ha chiesto e ottenuto dal gip, già da qualche settimana, la proroga che permetterà di indagare fino a giugno. Questo perché, in seguito a indagini svolte dai carabinieri, sono emersi elementi che potrebbero portare a nuovi indagati e altri filoni investigativi. Tutto ciò in seguito all’esame certosino della voluminosa documentazione al vaglio, ormai da circa un anno, dei militari dell’Arma. Ecco perché, quando ci sarà la chiusure delle indagini preliminari, potrebbero emergere altre persone. L’indagine, al momento, è caratterizzata da una trentina di indagati con accuse, che, a vario titolo, vanno dalla corruzione, alla turbata libertà degli incanti, falso, soppressione e distruzione di atti. Si contesta il pagamento di somme per ottenere i succosi appalti del post terremoto che riguardano la ricostruzione di antichi palazzi e chiese. Le indagini sono complesse, visto che i carabinieri hanno effettuato sequestri e perquisizioni in diverse regioni: Abruzzo, Campania, Puglia e Marche. Inoltre ci sono montagne di intercettazioni che accusa e difesa interpretano in modi diversi.
Il blitz scattò il 19 luglio dello scorso anno quando furono messe ai domiciliari diverse persone tra le quali gli imprenditori Leonardo Santoro, Graziantonio Loiudice, Antonio Loiudice, Vito Giuseppe Giustino, Mauro Lancia, e alcuni tecnici tra i quali Lionello Piccinini, Marcello Marchetti, Giampiero Fracassa.
Tutte le persone inizialmente ai domiciliari sono state rimesse in libertà in tempi relativamente brevi, dopo gli interrogatori di garanzia e hanno negato ogni addebito.
Ma gli indizi, secondo gli investigatori che non hanno cambiato approccio con le indagini, sono pesanti.
Come si legge, del resto, nelle 183 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo le nuove scosse di terremoto del 2016 «gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l’Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari».
Va ricordato, infine, che una delle presunte mazzette, per 40mila euro, sarebbe stata pagata per ottenere i lavori a Santo Stefano di Sessanio.
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