Incidenti stradali, 29 morti: anno terribile in provincia

Ecco il report Aci: dodici decessi più del 2020. Troppi comportamenti scorretti
L’AQUILA. Maurizio Tortola, 32 anni, e la fidanzata Rossana di 31, arrivati in Abruzzo per una passeggiata in moto, Floriana, di 28 anni, che era insieme al suo ragazzo, oppure Luca, 38 anni, e Marco, 47, che stava facendo una gita domenicale. Sono nomi impressi in un tragico destino e nella memoria di tante famiglie, stampati in modo indelebile sulle pagine di questo 2021 ormai alla fine e che lascia dietro di sé una lunga lista di vittime della strada. Oppure Giuseppe e Rita, moglie e marito, che viaggiavano sulla loro auto in un sabato di riposo dalla routine cittadina. O ancora Walter, 57 anni, padre di due figli. Sono solo alcune delle 29 persone che hanno perso la vita sulle strade della provincia dell’Aquila nel corso del 2021. Centinaia i feriti. L’anno precedente le vittime erano state 17. Oggi ricorre la Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, un modo per ricordare tutte queste persone che hanno lasciato mogli, figli, genitori, amici, ma anche un’occasione per riflettere su un fenomeno che fa più morti del Covid.
NUMERI CHOC
L’anno scorso, in provincia dell’Aquila, si sono verificati 586 incidenti stradali, 17 persone hanno perso la vita e 586 sono rimaste ferite. Il bilancio dei decessi nel 2021 diventa più drammatico, con 29 persone morte sulle strade del territorio provinciale in 11 mesi. Una situazione che riflette quella nazionale. In Italia, infatti, nel 2020 ci sono stati 324 incidenti, 436 feriti e più di 6 morti al giorno. I più colpiti sono i più piccoli, tra 5 e 9 anni, con 10 morti, il 150% in più rispetto al 2019. Ma c’è un dato altrettanto inquietante: i morti tra i 10 e i 14 anni sono aumentati di oltre il 35%. Un bilancio drammatico, con costi sociali che superano gli 11,6 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,7 per cento del Pil. Un bilancio però che peggiora nel 2021. Le stime Aci-Istat sui primi sei mesi di quest’anno mostrano una decisa impennata rispetto allo stesso periodo del 2020. Gli incidenti con lesioni sono aumentati del 31,3%, le vittime del 22,3% e i feriti del 28,1%. L’incremento maggiore di vittime si è registrato sulle autostrade (+50%) mentre sulle urbane ed extraurbane la crescita è stata tra il 17 e il 20%. In valore assoluto, tra gennaio e giugno gli incidenti sono stati 65.116, i morti 1.239 e i feriti 85.647. In media 360 incidenti, 7 morti e 473 feriti ogni giorno. In parte c’era da aspettarselo considerato che da marzo 2020 la circolazione si era bloccata per due mesi e, comunque, la ripresa, a partire da maggio, era stata comunque molto graduale. Se però si prende in considerazione il periodo precedente alla pandemia, la cose cambiano. Infatti, rispetto alla media 2017-2019 gli incidenti sono diminuiti del 22,5%, i deceduti del 19,8% e i feriti del 27,6%.
GIORNATA MONDIALE
Saranno Massimiliano Rosolino, Antonella Palmisano, Ettore Bassi, Gianni Ippoliti, Linus, Maria Leitner, Gigi Miseferi, Antonio Giovinazzi e Vicky Piria i testimonial della campagna “Mi impegno”, dell’Aci e dell’Ac dell’Aquila lanciata in occasione della “Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada” che si celebra oggi. Il messaggio è che «salvare migliaia di vite ogni anno, si può: dipende solo da noi». Basta impegnarsi a non guardare il telefono mentre si guida, a non correre, anche se abbiamo fretta, a non guidare se abbiamo bevuto, ad allacciare sempre cinture e seggiolini e a fare sempre attenzione a ciclisti e pedoni. «La Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada», ha dichiarato il presidente dell’Automobile club dell’Aquila, Marfisa Luciani, «deve farci riflettere sul fatto che una semplice distrazione può farci perdere il bene più grande e prezioso che abbiamo: la vita. Non è assurdo», ha sottolineato, «perdere o togliere la vita per un messaggino, una foto o un filmato? Rischiare di non arrivare mai, solo per non tardare qualche minuto? Voler guidare a tutti i costi, anche se abbiamo bevuto? Non perdere pochi secondi ad allacciare cinture e seggiolini? Non fare attenzione a utenti fragili come ciclisti e pedoni? La soluzione c’è: siamo noi», ha concluso, «basta una parola: rispetto. Rispetto per noi stessi, per gli altri e per le regole. Fatelo anche voi. Una mobilità più sicura, rende più sicura la nostra vita».
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