Incontro con il prete anticamorra

Oggi, a San Pietro della Ienca, ci sarà come ospite don Manganiello
L’AQUILA. Oggi quinto appuntamento della rassegna “Il Giardino letterario”, salotto culturale all’aperto nel Borgo San Pietro della Ienca. «La manifestazione», dice il presidente Pasquale Corriere, «prevede appuntamenti settimanali con la partecipazione di diversi relatori e ospiti di levatura nazionale per la presentazione di libri, incontri, testimonianze, corsi-laboratori. Ma anche mostre e esposizioni riguardanti diverse tematiche sociali, culturali e scientifiche che annualmente si individuano con l’obiettivo di contribuire a promuovere e sostenere la promozione turistica del territorio del Gran Sasso e dell’Aquila. Riconoscendo il carattere nazionale degli eventi nell’ambito della promozione culturale e turistica, il ministro Dario Franceschini ha concesso il patrocinio del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo». L’appuntamento di oggi, alle, 17.30 nel Borgo San Pietro della Ienca, vede la presenza quale ospite/relatore di don Aniello Manganiello, sacerdote campano da anni impegnato contro la camorra, fondatore dell'associazione “Ultimi” che promuove iniziative per diffondere la cultura della legalità, soprattutto fra i più giovani, a Napoli, in Campania e in molte altre zone del nostro Paese, per sedici anni parroco di Scampia e garante del Premio Borsellino. Il tema dell’incontro sarà “Gesù è più forte della camorra” dal titolo di uno dei suoi libri. “Gesù è più forte della camorra” è il diario in prima linea dei sedici anni napoletani del religioso, ma è anche un richiamo forte a chi propone parole nobili come legalità, moralità e non violenza, ma si tiene lontano dalla realtà di Scampia. «Ci sono, infatti, due modi di intendere la missione apostolica», dicono gli organizzatori dell’incontro, «in un territorio difficile come Scampia. Uno è chinare la testa, non esporsi, parlare solo se interrogati; l’altro è quello di don Aniello Manganiello: vivere fianco a fianco con gli abitanti del quartiere, spostandosi sempre a piedi perché «in macchina non puoi verificare se il tuo passo è cadenzato su quello dei ragazzi».
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