Incursione delle Iene in ospedale Vanno in onda immagini choc

AVEZZANO. Pazienti che urlano, chiedendo aiuto, secchi al centro della stanza per i bisogni, anziani che si alzano vagando senza mascherina e cercando qualcuno che arrivi in loro soccorso. Sono le...
AVEZZANO. Pazienti che urlano, chiedendo aiuto, secchi al centro della stanza per i bisogni, anziani che si alzano vagando senza mascherina e cercando qualcuno che arrivi in loro soccorso. Sono le scene filmate all'ospedale di Avezzano, con ogni probabilità da pazienti o da personale sanitario, che mostrano una situazione surreale, di disperazione, di dramma. Immagini che sono finite insieme a quelle di altri 3 ospedali italiani, in prima serata nelle case di milioni di italiani. Ad accendere i riflettori sulla sanità marsicana la trasmissione televisiva “Le Iene” che giovedì sera ha raccontato il dramma che vivono i malati risultati positivi al Covid-19 e che sono ricoverati nella principale struttura sanitaria marsicana. Nel servizio di Roberta Rei sono state raccontate le storie degli “ospedali al collasso”, da nord a sud, dalla Liguria alla Basilicata, passando per l’Abruzzo e il Lazio.
Le Iene lo definiscono «un viaggio all’inferno» tra malati accuditi da medici e infermieri che alla fine lanciano il messaggio: «I malati teneteveli a casa, almeno muoiono accuditi dai parenti». Un’emergenza continua all’ospedale di Avezzano, dove si vedono operatori sanitari con le buste ai piedi perché manca abbigliamento idoneo ad affrontare l’emergenza e anziani che urlano e si lamentano perché nessuno va a controllarli. Il personale non riesce più a gestire la situazione e le assunzioni attese da settimane non sono arrivate. La situazione è drammatica ed è esplosa nonostante ci siano ancora voci fuori dal coro che negano l’evidenza. Una situazione che era stata già denunciata nei giorni scorsi dal consigliere regionale grillino Giorgio Fedele. «In quel reparto ci sono entrato e, mio malgrado, ho visto le condizioni in cui versa e ho soprattutto sentito l’odore che riempie l’aria», ha spiegato, «un odore pungente che attraversava non solo tutto il corridoio del reparto ma addirittura la mascherina ffp2 che indossavo. Una scena da quarto mondo, la negazione di ogni dignità umana e professionale. Ho denunciato subito la situazione in cui sono stati e sono costretti ancor oggi pazienti e operatori sanitari», ha aggiunto, «oggi alcuni addetti ai lavori, con responsabilità di governo all’interno dei Comuni e in Regione Abruzzo, cadono dalle nuvole: eppure erano perfettamente consci della situazione, ma hanno scelto di guardare altrove». (p.g.)
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