Indagini sul terrorismo, espulso dall’Italia

27 Settembre 2018

Marocchino clandestino ritenuto socialmente pericoloso: abitava su corso della Libertà e aveva un elevato tenore di vita

AVEZZANO. Abitava in una casa di corso della Libertà, nel centro di Avezzano, pagando un affitto da 500 euro al mese. Rigorosamente in nero. Si tratta di un clandestino di 26 anni, originario del Marocco, coinvolto in un’indagine dell’antiterrorismo e raggiunto da un provvedimento di espulsione dall’Italia per pericolosità sociale. Tebbaa El Mostafa era irregolare sul territorio dello Stato e nel tempo aveva accumulato numerosi precedenti di polizia. Il provvedimento è stato emesso dal prefetto dell’Aquila e prende le mosse da un’attività investigativa dei carabinieri della speciale aliquota di contrasto della criminalità terroristica del comando provinciale dell’Aquila. I militari, che hanno eseguito il provvedimento, hanno posto l’attenzione sul 26enne dallo scorso maggio, quando sono emersi presunti collegamenti con organizzazioni di matrice terroristica.
Gli accertamenti hanno escluso che il cittadino extracomunitario fosse effettivamente coinvolto in attività riconducibili al terrorismo. Tuttavia, le indagini sul suo conto hanno evidenziato numerosi elementi di pericolosità sociale.
Il marocchino ha fatto ingresso clandestinamente nel territorio nazionale probabilmente nel 2015 e ha subito dimostrato una spiccata indole criminale. In pochi anni, a suo carico sono stati aperti numerosi procedimenti penali per reati commessi nella provincia di Siracusa e nella Marsica, in particolare in materia di stupefacenti, ma anche per furto e resistenza a pubblico ufficiale. Lo scorso gennaio, tra Aielli e Celano, lo straniero è stato arrestato dopo che, per sottrarsi a un controllo nell’ambito dell’operazione “Periferie sicure”, ha speronato ad alta velocità una pattuglia dei carabinieri, facendo poi ulteriore resistenza ai militari, rimasti feriti. Nella circostanza, lo stesso giudice per le indagini preliminari di Avezzano, convalidando l’arresto, ha descritto il soggetto come «clandestino nel territorio italiano, senza fissa dimora, vicino a soggetti orbitanti in contesti delinquenziali» e ha evidenziato la sua «mancanza di remore a mettere in pericolo l’incolumità degli agenti operanti e degli utenti della strada, nonché la personalità caratterizzata da una particolare scaltrezza e una significativa aggressività nei confronti delle forze dell’ordine».
L’attività investigativa sviluppata dall’aliquota di contrasto della criminalità terroristica, con l’ausilio di attività tecniche, è stata focalizzata anche sull’elevato tenore di vita dello straniero, non rapportato alle fonti di reddito. Pur non avendo mai svolto lavori in Italia, il 26enne abitava in un appartamento di corso della Libertà e aveva la disponibilità di auto di grossa cilindrata (un’Audi A3 e una Bmw serie 1), nonché di ingenti somme di denaro in contanti rinvenute nel corso della perquisizione. I carabinieri dell’Aquila, che hanno operato in collaborazione con i militari della compagni di Avezzano, hanno anche chiesto l’intervento di personale tecnico dell’Asl di Avezzano (Ufficio di igiene pubblica), a causa delle disastrose condizioni igienico-sanitarie in cui si trovava l’alloggio. Il prefetto Giuseppe Linardi, alla luce degli elementi investigativi forniti dai carabinieri, ha ritenuto il soggetto persona socialmente pericolosa e ha emesso il provvedimento di espulsione con allontanamento immediato dal territorio nazionale, eseguito dagli stessi militari. Al termine delle operazioni di fotosegnalamento, il marocchino è stato accompagnato nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino, in attesa del definitivo trasferimento in Marocco.
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