Indagini sulle cisterne dell’antica chiesa: prima volta da secoli

17 Agosto 2022

Le ispezioni a Santa Maria del Carmine precedono il restauro Erano dell’acquedotto cittadino, conservate sotto il sagrato

L’AQUILA. Saranno indagate, per la prima volta dopo secoli, le antiche cisterne dell’acquedotto della città, nei locali sotterranei della chiesa di Santa Maria del Carmine, in pieno centro storico. La struttura, in via Assergi, infatti, conserva sotto al sagrato questi antichi depositi, di cui tuttavia non si conosce l’esatta estensione. Proprio per indagare le cisterne, è stata firmata nei giorni scorsi una determina da parte del Segretario regionale ai Beni culturali ad interim, Federica Zalabra, «per l’affidamento dell’incarico professionale per i rilievi dei vani ipogei sottostanti il sagrato, per la progettazione storico-artistica e il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione».
L’obiettivo è appunto indagare i locali sotterranei, finora conosciuti solo parzialmente.
Lo studio è necessario per permettere il completamento del progetto di restauro e recupero dell’antica chiesa, che dopo il terremoto ha subito un intervento di messa in sicurezza e di parziale recupero.
«Mentre stavamo studiando il progetto architettonico e strutturale della chiesa ci siamo posti il problema di verificare la stabilità di questi ambienti», spiega il direttore dei lavori, Augusto Ciciotti, «va fatto un rilievo preciso dei locali ipogei per misurarne l’estensione e capire se il solaio di copertura può garantire una tenuta salda in caso di allestimento di cantiere».
Un problema rilevante, anche in considerazione del fatto che la chiesa si trova in una posizione non troppo felice per l’organizzazione del cantiere, tra edifici adiacenti. La spesa impegnata per il lavoro di indagine dei locali ipogei è di oltre 37mila euro. «Una cifra che rientra nel finanziamento complessivo di circa un milione e 800mila euro ricevuto grazie a due delibere Cipes e con il quale verranno completati i lavori sia strutturali che di recupero artistico e architettonico della chiesa», spiega Ciciotti, «grazie a questi fondi, infatti, possiamo predisporre anche un progetto relativo agli apparati decorativi, oltre che completare il progetto strutturale».
Si cercherà di terminare gli elaborati entro fine ottobre in modo da poter allestire il cantiere la prossima estate. Un risultato importante per il recupero della struttura di origini duecentesche, edificata dai castellani di Assergi in uno dei punti sommitali della città nel XIII secolo. A partire dal XVII secolo la chiesa fu ricostruita e ampliata per opera dei Carmelitani, da cui la denominazione attuale.
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