Informatico avezzanese in fuga dall’Italia

22 Settembre 2018

La storia di Buttari: cervello precario in patria premiato in Francia per le ricerche sul calcolo parallelo

AVEZZANO. In Italia non viene apprezzato nella giusta misura, ma all’estero c’è chi intuisce le sue indiscusse capacità e gli offre subito un lavoro adeguato. È la storia di Alfredo Buttari, avezzanese di 40 anni, sposato e padre di due bambini, che è andato via dal suo Paese quando di anni ne aveva soltanto 25.
Un altro cervello in fuga che in Italia non è riuscito a trovare la giusta dimensione che gli permettesse di esprimere compiutamente le proprie qualità. Ma in altre nazioni dove vige la meritocrazia non si sono fatti scappare un elemento che sta dando prova di sé in un settore, quello dell’ingegneria informatica, che recentemente sta avendo uno sviluppo inimmaginabile solo un decennio fa.
Dopo aver frequentato il Liceo scientifico Pollione col massimo profitto, Buttari ottiene una laurea con lode, conseguita a pieni voti nel campo dell’informatica. Lavoro assicurato? Neanche per idea. Dopo tre anni di collaborazione precaria con l’università Tor Vergata di Roma, il marsicano se ne va in America (Tennessee) e a Knoxville resta per tre anni, affinando capacità già emerse prepotentemente in un settore in continua evoluzione. E dagli Usa in Francia, il passo è stato consequenziale. È bastato un concorso indetto dal Cnrf (omologo del nostro Consiglio nazionale delle ricerche) per entrare a far parte di un gruppo che recentemente si sta facendo apprezzare nel campo del calcolo parallelo, vale a dire in quel particolare settore che offre soluzioni laddove anche il computer più potente al mondo non sarebbe in grado di sostenere la mole di calcoli che in talune circostanze si rendono necessari.
Coautore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico, Alfredo Buttari nei prossimi giorni discuterà una tesi davanti a una commissione scientifica internazionale per l’abilitazione a direttore di ricerca (Hdr), un importante riconoscimento in Francia e non solo.
Un rimpianto per l’Italia, visto che il cervello avezzanese è andato a ingrossare la già consistente schiera di connazionali che non trovando in casa il giusto riconoscimento alle loro competenze, sono stati costretti a emigrare altrove in cerca di fortuna. Per lui Avezzano rappresenta solo qualche giorno di svago, ma tornare a casa paterna due o tre volte l’anno acuisce ancora di più quella nostalgia che inevitabilmente si impossessa di chi è consapevole di non far più parte di questa nazione. Ed è un vero peccato, perché questa emorragia di cervelli sembra non avere fine, a tutto vantaggio di altre nazioni dove i migliori vengono cooptati addirittura prima che abbiano completato il loro ciclo di studi.
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