Ingegneria edile-Architettura, flop iscrizioni

Università, i neodiplomati snobbano i corsi a numero chiuso dell’Università. Medicina, 663 domande per 116 posti
L’AQUILA. Nel cantiere più grande d’Europa, i giovani neodiplomati non sognano di diventare architetti, ma preferiscono un futuro da medici. A dirlo sono i dati delle iscrizioni ai test per le facoltà a numero chiuso dell’Ateneo, concluse nei giorni scorsi. In totale sono appena 17 le domande inviate per la laurea a ciclo unico di Ingegneria edile architettura che permette al termine del corso di studi di intraprendere due professioni: quella dell’ingegnere e quella dell’architetto. Un numero molto esiguo, tanto più se si pensa che i posti accordati dal ministero all’Ateneo aquilano sono stati ben 147. Il dato è in calo anche rispetto all’anno scorso, quando gli iscritti al corso sono stati 29. Sta di fatto che ormai da anni il test per l’ingresso alla facoltà non viene più svolto.
Sarà anche quest’anno una vera e propria lotta, invece, entrare a far parte del novero degli iscritti a Medicina. Per 116 posti complessivi, infatti, sono state 663 le domande di iscrizione al test di ingresso, poco meno delle 679 dell’anno scorso. Solo uno su sei degli aspiranti medici, dunque, potrà accedere effettivamente ai corsi. Numeri che lasciano senza parole la rettrice, Paola Inverardi. «Non so che dire», commenta. «Abbiamo fatto tutto il possibile per risollevare le sorti del corso di laurea di Ingegneria edile-architettura, un corso molto bello, prestigioso, anche se forse troppo impegnativo per i ragazzi. Si tratta, infatti, di un ciclo unico di 5 anni, che spaventa i giovani: a questo preferiscono uno dei corsi 3+2 di Ingegneria o Architettura». Intanto, negli ultimi anni, l’Ateneo ha messo in campo numerose risorse per ampliare l’offerta formativa di Edile-Architettura. «Gli altri Atenei con lo stesso corso non hanno la nostra offerta», commenta Inverardi. «Stiamo potenziando l’internazionalizzazione per recuperare un po’ di iscritti. Tra l’altro Edile-Architettura è un corso caro per l’organizzazione, anche per via delle attività laboratoriali. Non ci aspettavamo questi numeri».
È per questo motivo che l’Ateneo sta riflettendo seriamente sul futuro del corso che rischia di diventare antieconomico. «Se continuiamo così il problema va posto inevitabilmente», continua la rettrice, «ma dietro questo corso c’è un patrimonio di competenze importante che non ci ha permesso finora di prendere decisioni drastiche. Bisogna riflettere però sul fatto che alcuni Atenei lo hanno già chiuso». Molto appeal ha ancora, al contrario, la facoltà di Medicina. «Insieme a Scienze della formazione è senz’altro la più attrattiva», conclude la rettrice. «D’altra parte i ragazzi scelgono probabilmente i corsi con un maggior tasso di occupabilità, a sicuro investimento. I nostri numeri per quanto riguarda Medicina sono ormai stabili da anni».
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