Inni alla guerra santa su Whatsapp

5 Maggio 2018

Marocchini espulsi, i messaggi anche sul gruppo dei genitori della classe frequentata dal figlio minorenne

L’AQUILA. I messaggi che inneggiavano alla “guerra santa” erano finiti anche in un gruppo Whatsapp dei genitori della classe frequentata da uno dei figli minorenni del marocchino rimpatriato dal prefetto nei giorni scorsi.
Si tratta di video nel quale si vedono immagini di santi che precipitano a terra e invocazioni che auspicano la punizione degli infedeli. I genitori rimasero impressionati da questi messaggi poco rassicuranti.
Poi, grazie alla montagna di prove reperite dalla Digos che stava da tempo indagando, il marocchino H.N., 51anni, già residente nei Map di San Gregorio, è stato rimpatriato con un volo diretto a Rabat. Uguale il destino per il figlio maggiore, il 27enne A.N., anch’egli espulso.
Il dirigente della Digos, Antonio Bocelli, ha spiegato, nei giorni scorsi, come solo indagini preventive possano bloccare sul nascere certe derive fondamentaliste.
A mettere gli investigatori sulle tracce dei due non sono state le denunce ma «l’attività di prevenzione a 360 gradi». «Non ci sono state denunce perché di questi personaggi si ha timore anche da parte delle stesse comunità islamiche», spiega ancora Bocelli. «Da parte nostra, c’è una continua attività con rapporti con il mondo della scuola, delle imprese e anche in seno allo stesso Islam moderato, con i quali i due avevano rapporti molto tesi tanto da arrivare anche ad aggressioni. Le comunità islamiche sono le prime sentinelle. Dai contatti e dall’ascolto si possono cogliere aspetti che possono essere sviluppati e possono portare a dei risultati, come quello che si è concluso con l’espulsione di due personaggi molto particolari che non avevano lavoro e che erano stati allontanati anche dalle loro comunità».
Bocelli non lancia l’allerta: «Non c’è allarme in provincia dell’Aquila, ma certamente si deve continuare a monitorare costantemente per prevenire fenomeni pericolosi». Dopo le indagini, l’operazione è scattata il 3 febbraio scorso con una perquisizione nella casa della frazione di San Gregorio.
«Nella perquisizione abbiamo sequestrato una serie di apparecchiature elettroniche dalle quali sono emersi elementi interessanti. In un video che abbiamo trovato c’era la firma “I soldati di Allah” contenuto nelle riviste marcatamente radicali», ha concluso il vicequestore. Il materiale trovato dalla polizia è considerevole. Tra le loro convinzioni anche la teoria complottista sull’attentato alle Torri Gemelle: i fatti dell’11 settembre 2001 “sono da imputare a soggetti diversi dal terrorismo islamico”.
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