Inps e Inail truffate per 1 milione: in 7 vengono rinviati a giudizio

Alcuni imprenditori dichiarano di avere crediti maturati nei confronti dell’erario e non pagano le tasse Secondo la Procura il sistema funzionava con la compensazione dei debiti delle imprese coinvolte
AVEZZANO. Dichiaravano di avere crediti maturati nei confronti dello Stato al fine di defalcare tali somme dalle tasse da pagare, truffando di fatto Inps e Inail. Con questa accusa, sette persone sono state rinviate a giudizio dal giudice del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Inizialmente gli indagati erano 40 ma per tutti gli altri, accusati di reati diversi, è scattata la prescrizione. Dagli accertamenti la frode avrebbe portato un risparmio alle aziende di circa un milione di euro, giustificato come compensazione di crediti nei confronti dell'erario. Le indagini riguardano episodi che partono dal 2009 e che, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero andati avanti per diversi anni. Sotto accusa ci sono Roberto Di Salvatore, Edmondo Crescenzi, Gianfranco Presutti, Ettore Ciaffone, Egidio Iacobucci, Domenico Luccitti, Tonina Cardarelli. La posizione di un ottavo accusato è stata stralciata, mentre per gli altri 32 è intervenuta la prescrizione. L'indagine è stata coordinata, procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato. Secondo quanto emerso dalle indagini, gli accusati avrebbero creato un’associazione per delinquere al fine di commettere una serie di illeciti ai danni dell’Erario, in particolare degli enti pubblici Inps e Inail. Il sistema contestato dall’accusa funzionava grazie ad alcune compensazioni tra crediti di imposta falsi e debiti effettivamente maturati dalle imprese coinvolte. In questo modo, non potendo recuperare il denaro dallo Stato, avevano diritto a scalarli dalle tasse successive. Queste compensazioni, ritenute quindi illecite, andavano accreditate alle società da loro controllate. Infatti i finti crediti di imposta venivano portati a compensazioni, per un totale, secondo la Procura di Avezzano, di circa un milione di euro, per una quindicina di aziende coinvolte. Il meccanismo di compensazioni tra crediti di imposta e debiti verso lo Stato veniva messo in atto mediante cessione a terzi dei crediti danneggiando così gli istituti previdenziali dello Stato. L’associazione, secondo l’accusa, era diretta e promossa da Roberto Di Salvatore, 75 anni, che agiva come legale rappresentante, gestore di fatto sia di imprese beneficiarie di queste compensazioni, sia di imprese che creavano fittizi crediti di imposta. Nel collegio difensivo i legali Antonio e Pasquale Milo, Paolo Di Gravio, Luca e Pasquale Motta.

