Insegnante trasferito dal giudice
L’ordinanza accoglie la domanda di avvicinamento a casa bocciata dal ministero
AVEZZANO. Il ministero dell’Istruzione lo aveva escluso dalla procedura per riavvicinarsi a casa, nonostante la necessità di assistere un disabile, ma il tribunale di Teramo ha disposto il trasferimento e il suo ritorno nella Marsica. È quanto stabilito da un'ordinanza firmata dal giudice Daniela Matalucci che ha accolto il ricorso di un docente marsicano di scuola elementare che aveva subìto l’esclusione dalla procedura di mobilità nonostante la dichiarazione di assistenza a un parente disabile grave. Gli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia hanno presentato un ricorso per tutelare il diritto del docente, che, proprio in virtù dell’assistenza al congiunto, non doveva essere soggetto al vincolo quinquennale, istituto giuridico di recente istituzione che preclude la possibilità ai neoassunti in ruolo di partecipare a tutte le fasi di mobilità. Nel caso in questione, infatti, l’insegnante ha presentato richiesta per partecipare alla mobilità territoriale interprovinciale per l’anno scolastico 2021-2022, indicando per esigenza familiare un comune marsicano per il trasferimento o la provincia dell’Aquila per la quale usufruire della precedenza prevista dalla legge. Alla domanda aveva allegato la documentazione che attestava le necessità del congiunto e il verbale di accertamento da parte della commissione Inps di “handicap con gravità”.
«Alla luce di tali premesse», si legge nel provvedimento, «deve ritenersi che il docente si trova proprio nella condizione della deroga al vincolo quinquennale e va pertanto riconosciuto il diritto del ricorrente a partecipare alla procedura di mobilità territoriale e di assegnazione provvisoria per l’anno scolastico 2021-2022». L’ordinanza dispone, inoltre, che il docente deve concorrere per una sede con priorità sulle immissioni in ruolo, quindi sul 100 per cento dei posti disponibili. Braghini evidenzia che «si tratta del riconoscimento di un sacrosanto diritto di civiltà giuridica, che rende giustizia sia al lavoratore, sia al disabile grave, che sarebbe privato del diritto alle cure ed esposto a ricoveri forzati fuori del contesto domestico». (p.g.)

