Insulti sessisti, Tinari: «Non mi dimetto»

3 Maggio 2020

Bufera social, Pd all’attacco. Il presidente del consiglio comunale: «Io a processo per un “mi piace”»

L’AQUILA. «Non ho nessuna intenzione di dimettermi. Non si può finire sotto processo per aver messo un “like” a un commento». Il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari replica alle Democratiche abruzzesi, che ne hanno chiesto le dimissioni, dopo il polverone sollevato dal battibecco via social tra lo stesso Tinari e la segretaria del Pd dell’Aquila Emanuela Di Giovambattista. Tutto è nato quando il presidente del consiglio ha denunciato, in una nota e su Facebook, il mancato rinnovo del contratto del fratello, avvenuto il primo maggio, dall’Accord Phoenix. La segretaria del Pd lo ha attaccato, sottolineando che «gli esponenti del centrodestra hanno dato spesso prova di mobilitarsi solo quando si tratta di difendere o sistemare propri congiunti». La polemica è esplosa dopo che sono apparsi alcuni messaggi offensivi rivolti alla Di Giovambattista: «Tra i commenti dei sostenitori di Tinari», ha tuonato il segretario regionale del Pd Michele Fina, «ce ne sono due violenti e sessisti, apprezzati dallo stesso presidente del consiglio con un like. Il presidente, dall’alto del suo ruolo di garanzia e nel rispetto della dignità delle donne, si è dissociato o almeno ha ignorato questi commenti? No, li ha apprezzati. Evidentemente rappresentano il suo pensiero». Solidarietà a Di Giovambattista è arrivata dalla Conferenza delle Democratiche, che hanno parlato di «grave attacco sessista», dalla deputata Stefania Pezzopane, dai consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci e Silvio Paolucci, dal gruppo dei Giovani Democratici, da Italia Viva (col deputato Camillo D’Alessandro, il gruppo consiliare comunale e il Comitato cittadino), dal Movimento Giovanile della Sinistra, dal Pd aquilano e da diversi circoli territoriali. Tinari si è detto dispiaciuto per i commenti, ribadendo di essersi sempre battuto a difesa dei lavoratori: «L’ho fatto con ancor più forza e determinazione, perché si trattava di mio fratello. Non lo meritava. Ringrazio chi ha espresso parole di vicinanza. Sono dispiaciuto e comprendo lo stato d’animo di chi è stato raggiunto da censurabili commenti o si possa essere sentito offeso dalle mie parole, ma sono certo e sicuro che con loro già domani si potrà essere insieme per affrontare, con ancor più forza e determinazione, i problemi di questa nostra città. Iniziando da chi più ne ha bisogno. Tutti possono sbagliare. Soprattutto io».
©RIPRODUZIONE RISERVATA