Intascava soldi per le visite a casa: condannato il medico Leombruni

Sei anni e nove mesi la pena inflitta al professionista, nel 2021 era stato arrestato in flagranza di reato Il 54enne non potrà esercitare per un quinquennio l’attività. E arriva l’interdizione dai pubblici uffici
SULMONA. Era stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri del Nas mentre intascava il denaro pattuito, 230 euro, per una prestazione medica a domicilio a favore di una donna malata di tumore. A questo fatto accaduto nel 2021 si erano aggiunti anche altri episodi analoghi riuniti tutti in un unico procedimento giudiziario il cui atto finale è stato celebrato ieri davanti al tribunale di Sulmona riunito in seduta collegiale. Sei anni e nove mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione per cinque anni dall’esercizio della professione, risarcimento da liquidare alle parti civili e pagamento delle spese processuali. È la condanna pronunciata dal presidente del Tribunale Pierfilippo Mazzagrego per il medico sulmonese Paolo Leombruni, 54 anni finito davanti al collegio giudicante per peculato, concussione e circonvenzione d’incapace. Almeno 5 gli episodi contestati per tre dei quali, Leombruni è stato assolto. Secondo l’imputazione il medico avrebbe proposto a un anziano sulmonese l’infusione a domicilio di un trattamento costituito da dieci flebo di un costoso farmaco acquistato in Vaticano, in grado di lenire i dolori dell’uomo per un corrispettivo di 1.500 euro. Il paziente era affetto da dolori alla gambe, causati da stenosi, tanto da rendere necessario un duplice intervento. Sempre secondo sostenuto dal pm Edoardo Mariotti nel corso del dibattimento, il medico, recandosi a casa dell’uomo, lo avrebbe costretto a farsi consegnare la somma equivalente a una infusione, con l’aggravante di aver approfittato della sua condizione di fragilità. Da qui l’imputazione per concussione e circonvenzione d’incapace, accusa quest’ultima poi caduta. Una denuncia analoga era arrivata da un altro anziano di Bugnara, che aveva contestato al medico lo stesso comportamento. L’accusa più pesante è scaturita dall’arresto eseguito in flagranza di reato dai Nas di Pescara che lo hanno sorpreso mentre si faceva consegnare 230 euro per una prestazione a casa, da un’anziana di Raiano malata di tumore, poi deceduta. Inoltre, sempre secondo l’accusa, il medico si sarebbe appropriato di siringhe e medicinali dell’ospedale di Sulmona, dove aveva lavorato come medico del 118. Accuse che gli avvocati Alessandro Margiotta e Alessandro Scelli, difensori dell'imputato, hanno cercato di smontare affermando che «il medico non avrebbe agito in qualità di pubblico ufficiale a casa dei pazienti né li avrebbe costretti ad avere i suoi servizi». Insomma erano i pazienti che si rivolgevano a lui che, quindi, si faceva pagare la visita regolarmente fatturata. Ma la tesi difensiva non è servita ad evitargli la condanna, anche se il pm aveva chiuso la sua arringa con la richiesta di 9 anni e 8 mesi di reclusione. «Aspettiamo le motivazioni e poi faremo ricorso in appello», hanno commentato Margiotta e Scelli.
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