Intecs, licenziati senza Tfr e indennità

Il camper della protesta staziona da cinque mesi davanti a Palazzo Silone. Ricollocazione-chimera e nuovi ricorsi giudiziari
L’AQUILA. Chissà in quanti ci fanno caso, passando in via Leonardo da Vinci, dove troneggia Palazzo Silone, sede della Regione. Lì di fronte, ormai da 5 mesi, staziona un camper. Non è stato mai spostato, da quando è diventato il simbolo della protesta silenziosa dei 65 ex ricercatori della Intecs, licenziati in massa a Natale. Dal 10 gennaio ci passano a turno la giornata. I primi tempi, ogni tanto, ricevevano un visita, qualche politico, la solidarietà dei cittadini. Ora la città intera pare averli dimenticati. Loro non hanno mai mollato. Hanno ascoltato promesse, chiacchiere, hanno visto sfumare due operazioni di ricollocamento. E sono stati pure costretti a ricorrere alle vie legali, non solo per impugnare quei licenziamenti ritenuti illegittimi, ma anche per cercare di ottenere Tfr e indennità di preavviso. «Soldi dei lavoratori», spiega il segretario della Fiom Elvira De Sanctis, «che l’azienda continua a non erogare, senza darci una reale spiegazione. I ricercatori sono stati licenziati a Natale, la legge prevede che dovessero essere corrisposti il Tfr e le indennità di preavviso. Ma la Intecs si è dichiarata incapiente. Ha iniziato a dare degli acconti e ora ha bloccato i pagamenti. A distanza di mesi, i lavoratori ancora attendono quanto gli spetta. È stata quindi intrapresa nuovamente la strada legale». Si tratta di recuperare quattro mensilità del cosiddetto preavviso previsto dalla legge e il Tfr, il trattamento di fine rapporto. Ma ci sono problemi anche per la Naspi, la nuova assicurazione sociale per l’impiego. «Anche in questo caso si stanno verificando difficoltà per l’erogazione», aggiunge De Sanctis, «visto che la Naspi è stata riconosciuta ai lavoratori in maniera diversa, sia in termini di tempi che di quantità. Il calcolo delle somme è farraginoso, a causa delle modalità con cui l’azienda ha comunicato all’Inps le date di avvio dei licenziamenti». Oltre il danno, dunque, anche la beffa.
E intanto, non arrivano novità per la ricollocazione, le cui speranze sono appese all’accordo firmato per il recupero delle loro professionalità e agli investimenti della Regione nella Space Economy, il programma nazionale del settore spaziale. In questi mesi ci sono state due imprese che hanno avanzato una manifestazione d’interesse, ma che poi si sono tirate indietro. Ora si spera in una terza possibilità: i ricercatori aquilani hanno maturato un’esperienza decennale nell’Ict, sono altamente specializzati, hanno voglia di rimettersi in gioco. E non vorrebbero lasciare la loro città. Per questo continuano a stare dentro quel camper, che da 5 mesi è diventato la loro seconda casa.
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