Intecs, una protesta lunga cento giorni

19 Aprile 2018

I 65 ricercatori licenziati non mollano e accusano i politici: «Basta pacche sulle spalle, ora vogliamo i fatti» 

L’AQUILA. Da 100 giorni attendono risposte. Il loro camper staziona ancora davanti alla sede della Regione. Non hanno mollato, i 65 ricercatori licenziati dalla Intecs, ma la stanchezza e la rabbia iniziano a prendere il sopravvento. Quelle risposte non arrivano. E le pacche sulle spalle, la solidarietà, la vicinanza, ora non bastano più. Vogliono lavorare, vogliono rimettersi in gioco, vogliono dimostrare le loro capacità. Ieri, durante l’assemblea all’aperto che ricordava i 100 giorni di presidio fuori Palazzo Silone, hanno incontrato il vicepresidente Giovanni Lolli e il sindaco Pierluigi Biondi. Ma sono pochi i passi in avanti fatti. Le speranze di ricollocazione, legate agli investimenti della Regione nella Space Economy, il programma nazionale del settore spaziale, non decollano. L’accordo firmato due anni fa, per il recupero delle professionalità, è solo sulla carta. E ogni giorno devono fare i conti anche con le azioni legali intraprese nei confronti dell’azienda per ottenere l’erogazione del Tfr e delle indennità di preavviso: una situazione paradossale, che li ha lasciati senza alcun sostegno economico. «Durante questi primi 100 giorni di protesta pacifica», scrivono gli ex ricercatori in un documento,«è stata palpabile la diffidenza della classe dirigente del territorio nei confronti del gruppo di lavoratori. Se da un lato semplici cittadini e personalità sportive hanno portato la loro solidarietà, dall'altro è mancata la politica, intervenuta in parte soltanto prima delle ultime elezioni nazionali, a manifestare un fugace interesse, tanto tardivo quanto inefficace ed effimero. Eppure», sottolineano, «quello aquilano è un territorio sofferente che ha bisogno di conforto istituzionale e di azioniconcrete». L’esperienza decennale maturata nel campo dell’Ict non può essere spesa neanche nella città del 5G: “Il distretto tecnologico della multinazionale cinese Zte, inaugurato a febbraio e presentato in pompa magna», proseguono gli ex ricercatori, «non ha ridato alcuna speranza in quanto, al momento, il tanto atteso avvio della sperimentazione nazionale sulla nuova tecnologia 5G, che la città ha accolto come la manna, è di fatto distante dal territorio e nessun nuovo posto di lavoro è previsto, nemmeno per i neolaureati».
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