Intervento ad alto rischio per salvare un paziente

13 Giugno 2014

La “Cistectomia di salvataggio” eseguita dal primario di Urologia, Di Federico Un reparto d’eccellenza, da tempo fiore all’occhiello dell’ospedale di Sulmona

SULMONA. Sarebbe morto in pochi giorni se non fosse stato sottoposto a un complicato intervento chirurgico alla vescica. Si chiama «cistectomia di salvataggio», un intervento ad altissimo rischio che pochi urologi in Italia decidono di effettuare, proprio per le esigue possibilità di successo. Il primario del reparto di urologia dell’ospedale di Sulmona, Giovanni Di Federico, lo ha fatto per dare una speranza di vita al paziente. Oggi Mario Fontana, 76enne originario di Bugnara, sta bene e vive felice con i suoi cari consapevole di essere stato miracolato grazie all’abilità di un medico che per nove ore lo ha tenuto sotto i ferri per strapparlo alla morte. Fontana era entrato in ospedale per una neoplasia vescicale. Ogni giorno veniva sottoposto a emotrasfusioni perché perdeva continuamente sangue. I valori dell’emoglobina erano bassissimi. Insomma la malattia che lo tormentava da mesi gli dava poche possibilità di sopravvivenza. Una situazione ormai fuori controllo che gli lasciavapochissime speranze.

Oggi, a tre mesi dalle dimissioni dall’ospedale, Mario Fontana è in buone condizioni di salute con una qualità di vita più che dignitosa. Questo è stato uno dei tanti interventi dell’urologo Giovanni Di Federico, che dal marzo del 2000, anno in cui è arrivato all’Unità operativa di urologia dell’ospedale di Sulmona, ha eseguito oltre 1000 interventi chirurgici. Dal primo luglio dello scorso anno, in seguito al pensionamento del primario Ernesto Mannella, è diventato responsabile del reparto eseguendo in questo periodo circa 250 interventi chirurgici, grazie anche alla grande professionalità del suo staff medico e infermieristico. «Interventi eseguiti senza clamori e senza pubblicità», affermano in coro gli infermieri del reparto, «con carichi di lavoro non indifferenti, (500 ore in più oltre al normale orario di servizio). Tutti effettuati con la massima perizia e senza la necessità di alcuna emotrasfusione, anche per gli interventi di chirurgia maggiore. Senza complicanze o necessità per i pazienti di essere sottoposti a nuovi interventi chirurgici».

Nel reparto oltre a Di Federico lavorano altri tre medici, anche loro di assoluto livello. Gli infermieri impiegati in urologia sono 11 e altri tre si occupano delle visite in ambulatorio. Un numero che è appena sufficiente a garantire la necessaria turnazione, ma che non consente di programmare ferie né di poter pianificare un servizio di eccellenza che darebbe ancora più lustro a un reparto che è il fiore all’occhiello dell’ospedale e che ha saputo conquistarsi la fiducia e gli elogi dei pazienti, grazie alla professionalità di chi vi lavora.

Claudio Lattanzio

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