Invalido dopo l’intervento, paga l’Asl

L’azienda sanitaria condannata a consegnare 117mila euro a un agricoltore: ha subìto la lesione al nervo femorale
AVEZZANO. Doveva essere un intervento chirurgico all’apparenza banale. Ma sotto i ferri qualcosa è andato storto. Così il paziente ha subìto un’invalidità permanente che ha compromesso anche la propria attività lavorativa. A queste conclusioni è arrivato il giudice del tribunale civile di Avezzano, Andrea Dell’Orso, che ha condannato la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila a pagare un risarcimento danni di 117mila euro in favore del paziente. L’uomo, J.H., agricoltore di 35 anni, assistito dall’avvocato Berardino Terra, ha citato in giudizio l’azienda sanitaria provinciale.
Secondo la ricostruzione fatta nell’aula del tribunale, il 7 ottobre 2016, all’ospedale di Avezzano, il paziente si era sottoposto a un intervento di plastica secondo il metodo Trabucco dell’ernia inguinale. A distanza di poco più di un mese, il 35enne era stato nuovamente ricoverato in ospedale per essere sottoposto a una seconda operazione chirurgica dello stesso tipo, visto che la prima non aveva dato gli esiti sperati. Trascorso appena un giorno dal secondo intervento in sala operatoria, il paziente ha iniziato a lamentare difficoltà ad alzare la gamba, tanto da indurre il personale medico a richiedere una consulenza neurologica (non effettuata, come emerso nel corso del giudizio). Nel mese di gennaio 2017, nel corso di una consulenza neurologica all’ospedale dell’Annunziata di Sulmona, era stata riscontrata «una limitazione funzionale dell’arto inferiore sinistro». A febbraio, il successivo esame elettroneurografico eseguito stavolta all’ospedale di Avezzano, ha confermato «la lesione assonotmesica del nervo femorale di sinistra». Durante la visita a cui l’uomo è stato sottoposto dal consulente tecnico incaricato dal tribunale di Avezzano è stato riscontrato «un deficit di forza dei movimenti attivi contrastati di flesso-estensione della coscia sinistra sul bacino e della gamba sinistra sulla coscia. Durante le suddette manovre viene riferito dolenzia in regione inguinale sinistra, dinestesie della parte anteriore della coscia e della gamba antero-mediale».
Secondo il giudice, quindi, «seppur di non particolare difficoltà», il primo intervento «non ha avuto l’esito sperato» e il secondo intervento «ha determinato l’insorgenza del ben più complesso problema della lesione del nervo femorale».
Da qui la condanna della Asl, perché come sostenuto dall’avvocato Berardino Terra «vi è stata imperizia, negligenza e imprudenza da parte dei sanitari che ebbero in cura, o comunque contatti, con il paziente».
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