Inverardi: il Presidente ci aiuti l’Università va sostenuta

La rettrice lancia un appello: l’Ateneo è fondamentale per il nostro territorio Dobbiamo puntare sulla qualità dell’offerta per attirare gli studenti
L’AQUILA. Da giorni la rettrice Paola Inverardi sta studiando il proprio intervento in occasione dell’apertura dell’anno accademico, oggi, quando avrà al suo fianco il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Nessuna questua», promette, «ma l’occasione per guardare al futuro con fiducia».
Come è nata l’idea di invitare Mattarella all’inaugurazione dell’anno accademico?
«L’idea è venuta a un collega romano, un ingegnere, che in una sera di luglio, passeggiando per L’Aquila, insieme alla moglie e a Silvia Mantini, una docente dell’Ateneo, è rimasto piacevolmente sorpreso da una città che si stava risvegliando. Mi ha telefonato e mi ha proposto di invitare il capo dello Stato a vedere quello che avevano visto i suoi occhi. Abbiamo colto l’invito, grazie anche a un contatto con il Comune, in particolare tra il sindaco e Mattarella. La sua presenza è per noi un segnale di grandissima attenzione».
C’è qualcosa che vuole dire a Mattarella più delle altre?
«È una grande soddisfazione raccontare al capo dello Stato, e indirettamente a tutta l’Italia, quello che siamo riusciti a costruire e a ricostruire fino ad ora e quello che pensiamo di poter fare. Siamo ovviamente parte di un sistema nazionale e dal 2009 abbiamo fatto un grande sforzo per cercare di reintegrarci in questo sistema, che però ha dei problemi. Vorrei far capire a Mattarella quanto importante sia stata e sia ancora l’Università per questo territorio».
C’è qualche richiesta che intende formalizzare in questa occasione?
«Stiamo facendo tante cose, ma ovviamente abbiamo necessità di risorse e soprattutto di risorse umane. Dal 2006/2007 il dato di professori per studente è assai peggiore rispetto a quello nazionale e la situazione si è aggravata di anno in anno. Nel 2006/2007 avevamo un docente per 32 studenti, mentre la media era di uno su 24,5. Oggi siamo ad uno su 40 mentre in Italia la media è uno su 28,7. C’è stata una fase di espansione dell’Ateneo, sotto la governance di di Iorio, a costo zero: l’apertura delle facoltà di Biotecnologie e Psicologia ne è un esempio. Nel 2010 e nel 2011, inoltre siamo diventati ateneo non virtuoso, questo ha comportato il mancato recupero del turn-over e ha significato perdere 30 punti in organico, che equivalgono a 30 professori ordinari. In tre anni, da quando sono rettrice, abbiamo recuperato 22 nuovi punti in organico. Ma questi fondi, solo una quota del turn-over, sono stati spesi anche per promuovere i docenti. Adesso speriamo di superare l’impasse con la nuova legge di Stabilità».
Durante l’inaugurazione affronterà anche le questioni della riduzione degli iscritti e dell’introduzione dei numeri programmati ai corsi di laurea, tanto care agli studenti?
«I dati parlano chiaro. Lo scorso anno abbiamo avuto 23.300 studenti circa, contro gli oltre 26mila dell’anno precedente, con una perdita di più di 2mila studenti. L’andamento degli inattivi, coloro che al primo anno di corso non producono neanche un credito, è altresì bruscamente calato: uno dei nostri obiettivi è stato centrato. La battaglia degli studenti contro il numero programmato è legittima a livello nazionale, ma con i nostri professori non possiamo permetterci numeri troppo elevati di alunni».
Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare al termine del suo intervento al capo dello Stato?
«Investire sull’Università e sul diritto allo studio penso sia ineludibile per questo paese, se non vuole rimanere indietro. Ci vorrebbe un sistema universitario diffuso di buona qualità sul territorio nazionale. Bisogna mettere sempre maggiore strati di popolazione in condizione di avere accesso all’istruzione. Se questo non avverrà il rischio è di uscire dai meccanismi dell’Europa».
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