Inverardi: sbagliate le accuse di Cantone sulle cattedre facili

25 Settembre 2016

Università dell’Aquila, la rettrice difende i concorsi «Applicati rigidi controlli e c’è un commissario Ocse»

L’AQUILA. «Un’affermazione irresponsabile fatta da chi non conosce la realtà dei fatti». La rettrice dell’Ateneo aquilano, Paola Inverardi, risponde così alle parole di Raffaele Cantone, responsabile dell'Anac, l'autorità nazionale anti-corruzione, che venerdì scorso, in un intervento nell'ambito del convegno nazionale dei Responsabili amministrativi degli atenei, all’università di Firenze, ha tuonato: «Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, soprattutto segnalazioni sui concorsi» e ancora: «C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione».

Un ragionamento che non regge secondo la Inverardi. «Trovo abbastanza irresponsabili queste affermazioni», ha detto, «L’equazione tra episodi di corruzione, che esisteranno pure, e la fuga dei cervelli mi sembra abbastanza azzardata. Negli ultimi anni abbiamo perso 10mila ricercatori e non ci sono stati investimenti sul turn-over. Forse questa è la causa della fuga dei cervelli?».

La rettrice poi aggiunge: «Partendo dal presupposto che i concorsi devono essere fatti bene e che in gran parte sono fatti bene, i casi che si citano sono sempre relativi a certi settori, come quelli di medicina e giurisprudenza. Mi sembra chiaro comunque che il problema della fuga dei cervelli è riconducibile ai mancati investimenti in Italia nella ricerca e nell’Università. Le parole di Cantone non sono supportate dai dati, sono esagerate e non capisco a chi possano giovare. Se ci sono irregolarità che vengano segnalate e punite».

Per quanto riguarda l’Ateneo aquilano la situazione secondo la rettrice è in linea con quella italiana: «È stato perso negli ultimi anni un centinaio di cattedre. Se i cervelli vanno fuori è perché non ci sono posizioni da coprire all’interno dei nostri atenei. Non si può certo parlare di parentopoli. Negli ultimi mesi abbiamo fatto reclutamenti con commissioni che devono rispondere a requisiti nazionali molto selettivi e abbiamo introdotto l’obbligo anche di un commissario Ocse, di solito straniero. Il vero problema è che il mercato italiano è asfittico. Ci sono tagli sugli enti pubblici di ricerca, sulle università, sui finanziamenti: dove dovrebbero andare i nostri ricercatori? Cantone dovrebbe forse rispondere a questa domanda».

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