Investito dal Suv, i figli chiedono giustizia

15 Luglio 2017

Camionista di Trasacco ucciso sulle strisce: «Caso archiviato senza un processo, ci siamo opposti»

TRASACCO. Era sceso dal suo camion per andare in bagno. Il conducente di un Suv l’aveva travolto e ucciso mentre attraversava sulle strisce pedonali. Una tragedia avvenuta nell’agosto di due anni fa e costata la vita a Massimo Pisegna, 59 anni, autotrasportatore di Trasacco. L’uomo era dipendente di una cooperativa che aveva rapporti di lavoro anche con la Di Nino trasporti di Pratola Peligna. Un incidente senza colpevoli, però, per la Procura di Milano, che lo scorso maggio aveva archiviato.
I figli dell’uomo, Iolanda e Ottavio, non si sono rassegnati e con tanto coraggio hanno fatto riaprire il fascicolo sulla morte del loro papà.
«Abbiamo ricominciato daccapo», ha sottolineato Iolanda Pisegna, «perché non possiamo accettare che una morte come questa non possa avere colpevoli. Non vogliamo mandare nessuno in galera, ma siamo alla ricerca di quella verità che finora ci è stata negata. Non ci arrenderemo».
L’incidente è avvenuto sulla statale Vigevanese, a Trezzano sul Naviglio (Milano), all’altezza dell’incrocio con via Cellini. Il camionista marsicano aveva parcheggiato il suo mezzo pesante nell’area di sosta ai piedi dell’uscita della tangenziale Ovest “Lorenteggio”. Insieme a un amico e collega, Pisegna aveva attraversato la Statale, aveva mangiato in un ristorante della zona e aveva già fatto ritorno sul suo automezzo. Poi, verso le 22.30, l’uomo aveva detto al compagno di dover andare in bagno. Mentre attraversava sulle strisce, Massimo Pisegna era stato centrato in pieno da un Suv modello Kia che viaggiava in direzione di Milano.
Per il 59enne non c’era stato scampo, nonostante i soccorsi tempestivi. Il conducente del Suv si era fermato subito, dichiarando di non avere visto il camionista. Era stato indagato per omicidio colposo.
«Chiediamo alla Procura di valutare eventuali responsabilità», riprende Iolanda Pisegna, «è stato accertato che mio padre stava attraversando sulle strisce pedonali. È inaccettabile che nessuno debba pagare, che non vi sia stato neanche un processo. Finora la giustizia ci è stata negata e a Milano avevano deciso di mandare questa storia in archivio. Ci siamo opposti, abbiamo ripreso il fascicolo, ci siamo rivolti a tre legali e siamo pronti ad andare avanti. Mio padre avrebbe fatto la stessa cosa». (r.rs.)
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