“Io apro”, i commercianti respingono la protesta

15 Gennaio 2021

L’AQUILA . «L’adesione sarà solo a titolo personale e a proprio rischio». Le principali associazioni di categoria degli esercenti pubblici prendono le distanze da “Io apro”. L’iniziativa di...

L’AQUILA . «L’adesione sarà solo a titolo personale e a proprio rischio». Le principali associazioni di categoria degli esercenti pubblici prendono le distanze da “Io apro”. L’iniziativa di “disobbedienza civile” in programma per oggi, con la violazione volontaria delle regole che impongono la chiusura anticipata di bar, pizzerie, pub e ristoranti, non trova sponde in città.
La questura, anche sulla scia dell’appello alla responsabilità rivolto dal prefetto Cinzia Torraco ai titolari delle attività invitati alla protesta, ha contattato i rappresentanti delle organizzazioni territoriali per sondare l’orientamento dei rispettivi iscritti. «Da parte nostra non c’è adesione all’iniziativa», premette Daniele Stratta, presidente provinciale della Fipe Confcommercio, «chi partecipa lo farà spontaneamente e assumerà la responsabilità di eventuali conseguenze».
La forzatura delle norme, ancorché dettata dalla situazione in molti casi disperata in cui si trovano gli esercenti, comporterà sanzioni pesanti sia in termini economici che per eventuali risvolti penali.
«Si corre il rischio, tra l’altro, di non poter partecipare per anni a una selezione pubblica», avverte Stratta, «per la gestione ad esempio di una mensa o per la fornitura di servizi». L’atto di “disobbedienza civile”, insomma, potrebbe costare caro, aggravando le condizioni già insostenibile per tanti titolari di attività di somministrazione di cibi e bevande. Gli eventuali contraccolpi coinvolgerebbero anche i clienti. «Sarebbero esposti al pericolo di una multa doppia», tiene a evidenziare il dirigente di Confcommercio, «anche per aver violato gli orari entro i quali gli spostamenti sono consentiti senza motivazioni specifiche». La protesta, per quanto comprensibile, produrrebbe effetti controproducenti per la categoria. «Capisco la frustrazione», conclude Stratta, che vive in prima persona il dramma della chiusura prolungata, «ma non è questa la strada: è un suicidio». (g.d.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .