«Io, Bancarella, ho l’Avezzano nel cuore»

27 Dicembre 2018

Si racconta l’ex terzino incoronato Pallone d’oro dai tifosi: «Scoperto da mio zio, devo la carriera a mister Rosati» 

AVEZZANO. Con 1.728 preferenze è stato il calciatore della storia biancoverde più votato dai tifosi. Un autentico plebiscito per l’ex difensore Alessandro (Sandro) Pierleoni, per tutti Bancarella, idealmente incoronato Pallone d’oro al termine del concorso del quotidiano il Centro, ideato per stabilire qual è la formazione ideale dell’Avezzano calcio nell’anno del centenario che si andrà a celebrare nel 2019. Migliaia le schede arrivate.
Sandro Pierleoni è stato il terzino destro di una squadra che ha lasciato una traccia indelebile nel cuore dei tifosi biancoverdi.
Una carriera che Bancarella iniziò nella sua Celano quando aveva già 14 anni: «Niente scuola calcio, ma solo per accontentare l’allenatore Riccardo Paris, mio zio, al quale mancava un’ala destra nella squadretta del nostro paese».
Racconta Pierleoni, che impiegò pochissimo a farsi largo nel mondo del pallone: «È vero, perché a soli 15 anni falsificarono il cartellino per farmi giocare nel campionato di Promozione, pur essendo sotto età».
E da lì un giro di squadre che se lo litigavano, fin quando Armando Rosati decise che lo avrebbe preso sotto la sua ala protettrice per quasi l’intera carriera: «E così fu, perché mi portò con sé in ogni squadra che andava ad allenatore. Ma ho l’Avezzano nel cuore, perché con la maglia biancoverde ho giocato partite epiche».
«Ricordo» prosegue Sandro Pierleoni «che alla ripresa degli allenamenti del martedì si fermava a pranzare a casa mia per gustare il minestrone speciale che cucinava mia madre e poi andavamo insieme ad Avezzano». Ma Sandro aveva (e lo ha ancora oggi) un carattere sempre molto deciso, come quando discusse con l’allenatore Franco Panzieri: «Pioveva e avevo prestato al mister un cambio che avevo con me nella borsa, ma quando il tecnico decise che dopo due ore di allenamento bisognava provare ancora i colpi di tesa, mi arrabbiai e me ne tornai a casa, non prima di averlo costretto a restituirmi gli indumenti asciutti che gli avevo dato in precedenza. E tutto questo in mezzo al campo e davanti ai miei compagni».
Di Mario Spallone, all’epoca presidente, Pierleoni serba un ricordo speciale: «Perché fu l’unico che mi diede una mano a conclusione della mia carriera sportiva».
Pierleoni, che adesso fa il nonno a tempo pieno, ricorda l’origine del suo soprannome: «Mia madre aveva un banco di frutta e verdura e io le rubavo i frutti migliori per andarmeli a mangiare di nascosto inseme ai miei amici. Un signore che mi riconobbe affermò che quella di mia madre era destinata a diventare una bancarella fallita e da li nacque il nomignolo Bancarella».
Pierleoni, nell’ideale squadra votata dai lettori, è un ottima compagnia: in porta Guido Liberati, in difesa Sandro Pierleoni, Ersilio Cerone, Liberato Angeloni e Rolando Appolloni, a centrocampo Sandro Cimarra, Angelo Pierleoni, fratello di Sandro, e Filippo Pomponio, in attacco il trio composto da Roberto Di Nicola, Tonino Bonaldi e Franco Marescalco.
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