«Io difendo il soprintendente Moretti»

Capezzali: incredibile che dopo 40 anni ci sia ancora chi lo accusa per i crolli del 2009, nel 1970 lui voleva intervenire sul transetto
Questo intervento non intende tornare sulle ben note dispute a proposito dei restauri che a suo tempo Mario Moretti, Soprintendente in Abruzzo, ebbe a realizzare in un intenso periodo di attività conclusosi nel 1972. Siano stati interventi opportuni o veri "scempi" come in molti hanno avuto ad affermare non ci riguarda per chiara incompetenza nella materia.Quello che ci turba è che a distanza di oltre quarant'anni, palesemente o sotto metafora si arrivi ad accusare Mario Moretti (morto, si badi bene, nel 1974 proprio all'Aquila dove era tornato per presentare il suo prezioso volume sull'architettura civile aquilana firmato insieme a Marilena Dander) anche del tremendo crollo del transetto absidale di Santa Maria di Collemaggio a causa del terremoto del 6 aprile 2009. Perché, si badi bene, la parte crollata della basilica fu l'unica nella quale il Sovrintendente Moretti, "bloccato" dal competente Ministero dopo le violente accuse del Consiglio Superiore delle Belle Arti, non poté intervenire dovendo oltretutto raggiungere (promoveatur ut amoveatur) la nuova sede di Palermo. L'essere stati a suo tempo testimoni del "commiato" di Moretti e della riconsegna alla città della Basilica di Collemaggio a chiusura del parziale restauro effettuato, potrebbe non autorizzarci, per la ricordata incompetenza, ad andare oltre sull'argomento. Ci sembra però il caso di dare nuovamente la parola all'antico sovrintendente, utilizzando il testo che nel 1972 fu pubblicato nel suo noto (almeno a noi) libro “Collemaggio” (Roma, De Luca, 1972). Con le parole che seguono, sia dunque proprio l'"accusato" a difendersi dagli strali di una superficiale quanto qualunquistica rinnovata accusa di "reità":
«Poiché la Basilica dovrà essere riaperta, e lo sarà, la responsabilità sarà di chi questa situazione ha voluto. Ci consola la certezza che saranno proprio i resti delle sovrastrutture (il transetto)che si volevano salvare, a dimostrare la pochezza di queste superfetazioni, delle quali la cupola, rifatta fra il 1957 e il 1969, è il più eclatante esempio» (pag. 15)
«D'altronde tutta la parte esterna absidale e presbiteriale della Basilica ha subito rudi rimaneggiamenti che dei problemi estetici non tennero certamente gran conto, come dimostra il tiburio in mattoni dalle sgraziate finestrature, realizzato non molti anni or sono. Ma proprio in questa zona dove i lavori di ripristino, o quanto meno la restituzione di un certo decoro al monumento, apparivano indispensabili, è stato posto un veto che certo non giova alla Basilica».(pag. 22)
«Certo che lo sconcio rimane. Quella cupola tante volte manomessa e che ebbe a ricevere il colpo di grazia con i sorprendenti restauri di una quindicina di anni or sono. Ma allora non si mosse nessuno. Inutilmente abbiamo mostrato i saggi che dimostrano ampiamente quale era la soluzione delle origini. Una semplice volta a crociera, come quelle dell'abside maggiore con le quali del resto sarebbe stata in logica continuazione. Ma procedere in questi lavori avrebbe voluto dire violare apertamente superiori disposizioni. Ed era forse quello che molti attendevano per poter finalmente accusare il soprintendente aquilano di qualche cosa di concreto. (…)Rimane da rettificare il grande arco trionfale, oggi ridicolmente in punta di piedi sopra i pilieri a fascio del presbiterio; rimane da dare una sistemazione decorosa a tutta la parte posteriore esterna della chiesa; rimane da restituire ad una funzione accettabile l'ex convento celestiniano. E' con amarezza che riconosciamo di non essere riusciti a portare fino alla logica conclusione un lavoro per il quale tanto abbiamo rischiato e tanti improperi (ma non solo questi) abbiamo raccolto. Adesso… la parola è alla città… Adesso che non ci aspettiamo più che la situazione si sblocchi dall'attuale stallo, passiamo la mano. Non vi è nulla di irreparabile; abbiamo agito in modo che i lavori necessari al completamento dell'opera non potrebbero recare danno alle opere già realizzate. Il tempo ed il denaro che il completamento del restauro richiederebbero è quasi irrilevante. Lasciamo i disegni che potranno guidare chi vorrà e potrà riprendere un discorso ingiustamente interrotto» (pag. 111).
Di tempo ne è trascorso tanto (40 anni!), il denaro non è stato speso, ad arrecare un evitabile danno - non alle opere realizzate, che sia pure "ferite" dal sisma hanno resistito, ma a quelle non "bonificate" del transetto e dell'arco trionfale - ci ha pensato il terremoto, e sotto le macerie del castello saranno forse finiti anche i disegni di Mario Moretti, se non già polverizzati da un precedente rogo "purificatore". Ora sembra che la Basilica, dopo il necessario intervento di consolidamento e restauro, ci verrà restituita (lo abbiamo letto da qualche parte) come era "prima del terremoto".Da incompetenti quali siamo, ci può pure andar bene, o comunque non ci riguarda.Chiediamo soltanto di lasciare in pace la memoria, già tanto vituperata, di uno scomparso Soprintendente che molto ha amato la Città dell'Aquila; che non lo si accusi addirittura, se non del terremoto, di essere il responsabile dei recenti crolli causati dal terremoto. Le sue parole, questa volta almeno, lo assolvono completamente.
*giornalista e storico
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