Iovenitti: anziani da 75 anni opportuno elevare la soglia

Parla la direttrice dell’Unità operativa di lungodegenza dell’ospedale San Salvatore «I 70enni di oggi sono i 55enni degli anni Ottanta, con stili di vita molto più dinamici»
L’AQUILA. «La popolazione aquilana è tra le più attempate in Italia, in un Paese che si avvia ad essere il terzo al mondo per numero di anziani». A sottolinearlo è la direttrice dell’Unità operativa complessa di geriatria e lungodegenza dell’ospedale San Salvatore, Maria Pia Iovenitti, che avverte: «Il primo rischio è la solitudine, seppure quella del capoluogo abruzzese è una società protettiva nei confronti degli anziani». A rilanciare il problema a livello nazionale è stata nei giorni scorsi la quinta Giornata nazionale contro la solitudine dell’anziano dall’Aip (Associazione italiana di psicogeriatria), durante cui è stato ribadito l’invito ad alzare la soglia ufficiale della vecchiaia a 75 anni (spostandola di dieci anni rispetto al passato) fatto dalla Società italiana di gerontologia e geriatria nel 2018.
«I 70enni di oggi sono i 55enni degli anni 80», spiega la direttrice Iovenitti: «Hanno uno stile di vita molto dinamico, relazioni sociali vivaci, sono interessati culturalmente, utilizzano le nuove tecnologie, i social media. È una popolazione che non ha le caratteristiche dell’anziano. Ritengo che lo spostamento in avanti sia necessario».
Non sempre, tuttavia, la vita dei “nonni” è semplice. «Quello della solitudine è un problema che negli anni scorsi riguardava solo le grandi città, L’Aquila era considerata un’isola felice perché aveva un tessuto sociale delle piccole realtà, dei piccoli paesi, del vicino di casa che si preoccupa. Negli anni tuttavia le cose sono cambiate».
Due eventi in particolare hanno modificato la situazione: prima il sisma del 2009, che ha disgregato il tessuto sociale con la delocalizzazione di molti anziani e la divisione delle famiglie. «Ma l’evento peggiore per gli anziani», secondo Iovenitti, «è stato il Covid che ha portato a una solitudine forzata. Questo evento ha incrementato i casi di depressione e di demenza, del 20/30%. Le persone hanno perso la loro rete di relazioni e si sono trovate a non avere più punti di riferimento».
Un problema diffuso, se si prende in considerazione quello che viene definito «l’indice di vecchiaia» cioè il rapporto tra persone con più di 75 anni e ragazzi fino a 14, che in città è molto elevato. «Nel 2022 abbiamo superato i 220 anziani su 100 ragazzi. Siamo tra le popolazioni più vecchie in Italia», spiega la direttrice, «nonostante tutto la rete di rapporti in questa città è molto più salda rispetto a quella di realtà più grandi. C’è tuttavia una sempre maggiore richiesta di assistenza da parte del sistema sanitario nazionale».
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