Irti, cittadinanza con dedica

18 Dicembre 2016

«La divido con chi sgobba dalla mattina alla sera come i contadini marsicani»

AVEZZANO. «Mi chiamate cittadino onorario? Ma un simile riconoscimento lo meritano quanti fanno il loro dovere, sgobbando dalla mattina alla sera per mandare avanti questo Paese: dall’umile contadino del Fucino al docente universitario». Natalino Irti, che il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, presente alla cerimonia, ha definito «il più grande giurista italiano vivente», in un momento così importante, come il conferimento della cittadinanza onoraria di Avezzano e la consegna delle chiavi della città, non ha dimenticato da dove è partito.

«Siamo tutti figli di un’epoca o dei luoghi che ci hanno visto crescere», è stata la sua riflessione, «la prima ci proietta nel contesto storico in cui viviamo, ci porta a riflettere sui fatti che accadono e su come affrontare i problemi. I secondi mantengono saldo il legale con la terra natia. Ognuno sente le due voci. Io ho provato a sentirle ambedue. E la Marsica l’ho portata sempre nel cuore». E non deve aver dimenticato, lui originario di Ortucchio, la vita di stenti dei suoi compaesani, che lavoravano sodo, dall’alba al tramonto, per mandare avanti la famiglia. È a loro che il professor Irti deve aver pensato quando ha fatto rilevare che per essere “cittadini onorari”, non necessariamente bisogna esibire meriti e titoli accademici. Di strada il professor Irti ne ha fatta. Prima gli studi al Classico di Avezzano, dove si è subito fatto notare per la sua bravura. Gianni Letta, suo coetaneo e grande amico fin dall’adolescenza, ricorda: «Natalino era uno studente modello. Tutti ne ammiravano la straordinaria intelligenza e le capacita eccelse. Lui e mio fratello Giorgio sembrava che avessero una marcia in più. Erano la gloria del Torlonia. Entrambi si sono fatti strada: Natalino è diventato un grande giurista, Giorgio un grande matematico. Pochi lo sanno», ha aggiunto Letta, «ma Natalino è anche un umanista: ama la musica e la letteratura». Gianni Letta che ha preceduto di qualche anno il professor Irti nel conseguimento della cittadinanza onoraria di Avezzano, in un momento così speciale, ha voluto essere vicino all’amico. Come non è voluto mancare Giovanni Legnini. Il vicepresidente del Csm, che è anche avvocato, ricorda: «Io e i miei colleghi, consideravamo il professor Irti la Cassazione degli avvocati. Quando ci trovavamo di fronte a casi che ci sembravano di non poter risolvere, si diceva: andiamo a sentire Irti. Anche il mio consigliere giuridico», rivela Legnini, «è stato allievo di Irti». Il rapporto del professor Irti con gli allievi era speciale. «Quando il professor Irti insegnava alla Sapienza», è la testimonianza dell’avvocato Giampiero Nicoli, «l’aula era stracolma e alla fine della lezione, scattava l’applauso». Per il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e il deputato Filippo Piccone, Natalino Irti rappresenta «un punto di riferimento anche per le nuove generazioni, oltre a renderci orgogliosi di avere come conterraneo un personaggio di tale levatura». Un punto di riferimento considera gli scritti giuridici di Natalino Irti anche Mario Pinelli, sostituto procuratore generale della Cassazione, che è stato suo allievo. «Delle lezioni del professor Irti», ricorda il dottor Pinelli, «ci affascinava, oltre alla conoscenza profonda della materia trattata, la chiarezza espositiva, difficilmente riscontrabile nei testi giuridici. Inoltre, non si chiudeva in una stanza blindata, ma spaziava suad altri settori della cultura. Una capacità interdisciplinare non comune». Il vescovo, monsignor Pietro Santoro, dopo aver definito il professor Irti una «figura poliedrica», si è detto onorato di «essere un suo amico». Il sindaco Gianni Di Pangrazio, a sua volta, si è detto «orgoglioso» di poter conferire la cittadinanza onoraria a una «personalità di una così alta levatura, come il professor Irti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA