Israele rispedisce a casa coppia di turisti

E a Sulmona 16 giorni di ferie forzate per i dipendenti del megastore Shop China che da tempo è praticamente deserto
SULMONA. Una coppia di Introdacqua residente a Roma in viaggio verso Israele viene rispedita a casa con lo stesso aereo mentre in città chiude per ferie un megastore cinese. È psicosi coronavirus anche a Sulmona. Nel primo caso i due turisti domiciliati nella capitale avevano deciso di passare alcuni giorni a Tel Aviv. Per fare le cose in regola avevano chiesto notizie anche alla Farnesina che li aveva rassicurati. Ma una volta giunti a Tel Aviv sono stati invitati a tornare a casa e a chiudere sul nascere la trasferta israeliana. A Sulmona invece da ieri, ferie forzate per tutti i dipendenti in servizio a Shop China disposte dai proprietari dopo il vorticoso calo di vendite registrato nell’ultimo mese a causa del coronavirus. Da una settimana il grande magazzino è praticamente deserto con i clienti abituali che hanno deciso di fare acquisti da altre parti perché ritengono il luogo potenzialmente pericoloso per un possibile contagio. E i proprietari dopo aver cercato per giorni di rassicurare tutti sull’assenza assoluta di pericolo, hanno deciso di chiudere i battenti mandando i dipendenti a casa per 16 giorni. «Una decisione difficile ma inevitabile», afferma il legale dell’azienda cinese, l’avvocato Alessandro Rotolo, «è l’unico modo per difendere l’azienda che altrimenti sarebbe andata incontro a una situazione molto più grave con ripercussioni ancora più pesanti sia sulla proprietà che sui dipendenti». Insomma meglio chiudere per due settimane che chiudere per sempre. E questo nella speranza che la situazione di emergenza che si è venuta a creare in questi ultimi giorni anche in Italia possa pian piano rientrare e con essa anche la paura di un contagio da Covid 19. Shop China era già finito nel mirino dei social subito dopo il primo periodo di diffusione del coronavirus in Cina. Continui post che invitavano le persone a non andare a fare spesa nel megastore cinese perché si ipotizzava che uno dei proprietari fosse stato contagiato dal virus. Una fake news che aveva costretto i proprietari ad intervenire con una diffida e la minaccia di querele e richieste risarcitorie verso quelle persone che, senza alcuna ragione, avessero continuato a divulgare notizie prive di fondamento. «Vale la pena ripetere per l’ennesima volta che tutte le persone che lavorano a Shop China godono di ottima salute», prosegue l’avvocato Rotolo. Rassicurazioni servite, però, a poco visto che il grande magazzino, uno dei più frequentati della città, nelle ultime settimane è rimasto praticamente deserto. (c.l.)
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