Italia Nostra: «Resti archeologici a Pizzoli»

18 Ottobre 2017

L’AQUILA. Resti di murature a grossi blocchi, pietre lavorate e una struttura semicircolare sono venuti alla luce dal sottosuolo durante i lavori per la realizzazione di una fognatura nel nucleo...

L’AQUILA. Resti di murature a grossi blocchi, pietre lavorate e una struttura semicircolare sono venuti alla luce dal sottosuolo durante i lavori per la realizzazione di una fognatura nel nucleo artigianale e industriale di Pizzoli, a fianco della variante che conduce a Barete, parallela alla vecchia ferrovia L’Aquila-Capitignano.
Nuovi ritrovamenti, da studiare e approfondire, che si aggiungono a quelli di cui è stata oggetto la zona nei mesi e negli anni passati e che «caratterizzano l’area come una zona di particolare interesse archeologico» secondo Giovanni Cialone, rappresentante di Italia Nostra, che chiede un “vincolo” che la salvaguardi da nuovi interventi di urbanizzazione. I resti si trovano, infatti, a poche decine di metri dalla sepoltura femminile dell’età del Bronzo, con corredi e gioielli, rinvenuta la scorsa estate, durante i lavori d’installazione di un nuovo tratto di condotta idrica in località Scentelle, nei pressi del cimitero, tra la strada statale Picente e la Comunale per il centro di Pizzoli.
«Nel 2006, sempre in località Scentelle Capaturo, in alcuni lotti del nucleo artigianale e industriale di Pizzoli fu individuata una necropoli utilizzata dal IX avanti Cristo fino al I secolo dopo Cristo. Nel sito ci sono anche resti di capanne e di acquedotti e vasche di decantazione di epoca romana», spiega Cialone. «Nella tomba 45 fu rinvenuta la preziosissima fibula di Pizzoli. Gli scavi si sono protratti fino al 2009 individuando anche un’area con capanne rettangolari prospiciente la necropoli».
Insomma, la zona non lontana dalla città romana di Amiternum è stata interessata negli anni da notevoli ritrovamenti che potrebbero essere messi a repentaglio dal continuo proliferare di nuove costruzioni nella zona, secondo il rappresentante di Italia Nostra, che conclude: «Siamo in un’area delicatissima, vicina ad Amiternum, e i rinvenimenti degli ultimi dieci anni, sempre legati a modifiche antropiche, ne decretano l’importanza: i capannoni che oggi sorgono in quella zona magari potevano essere realizzati in aree non a rischio archeologico. Questo non è stato fatto. Chiediamo un vincolo archeologico diretto per evitare che questi tesori possano rischiare di scomparire per sempre». (m.c.)
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