Italia Nostra: «Tante incompiute così la città della cultura è ferma»

Il presidente Muzi: «Il complesso di Santa Maria dei Raccomandati è puntellato ormai da dodici anni» Riflettori accesi anche sul museo naturalistico di San Giuliano e sull’Archivio di Stato a rischio chiusura
L’AQUILA. Mentre da una parte si candidava a Capitale della cultura 2022, dall’altra L’Aquila ha dimenticato luoghi e istituzioni destinati alla conservazione e pubblica fruizione dei beni culturali. In occasione della Giornata internazionale dei musei, istituita dall’Icom (International council of museums), Paolo Muzi, presidente della sezione cittadina di Italia Nostra, punta i riflettori sulle numerose incompiute aquilane in campo culturale: a partire dal museo mai aperto di Santa Maria dei Raccomandati, per arrivare alla situazione in cui versano la biblioteca provinciale e l’Archivio di Stato, come anche molte altre realtà cittadine.
S. MARIA DEI RACCOMANDATI. Il primo caso analizzato da Muzi è quello del museo di Santa Maria dei Raccomandati: «Al momento del sisma 2009 d’imminente inaugurazione quale museo archeologico, come ha ricordato in una recente intervista il già designato direttore archeologo Vincenzo D’Ercole (Il Centro, 12 maggio). Il pregevole letto d’osso rinvenuto nella necropoli di Fossa e presentato al pubblico proprio in tale sede è ora conservato nel museo archeologico di Chieti e da qualche giorno esposto a Roma nella mostra “Tota Italia” alle scuderie del Quirinale. Ebbene l’edificio destinato a museo archeologico su corso Federico II è ancora puntellato, come da dodici anni».
MUNDA. «La pregevole, ma contenuta, nuova sede del museo nel ben ristrutturato macello comunale a borgo Rivera non può ospitare la galleria d’arte contemporanea presente nell’originaria sede del forte spagnolo, ancora in cantiere di restauro». continua Muzi. «Le opere sono sì conservate, ma difficilmente fruibili, nel museo statale delle Paludi di Celano».
SAN GIULIANO. Il museo naturalistico del convento di San Giuliano è in via di restauro e riallestimento grazie ai contributi ministeriali e alle donazioni. «Ci chiediamo se e quando sarà visitabile» commenta il presidente di Italia nostra.
MAXXI. «Non sottovalutiamo la sede staccata del Maxxi di Roma nel restaurato palazzo Ardinghelli in piazza Santa Maria Paganica, questa ben sostenuta da Italia Nostra in risposta a pretestuose e miopi contestazioni» continua Muzi. «Ma attendiamo fiduciosi di vedere come si concretizzerà la dichiarata volontà di collaborazione con l’associazionismo culturale cittadino». BIBLIOTECA. Anche altri luoghi di cultura sono a rischio di declino e taluni a rischio di chiusura, avverte Italia Nostra: «Parliamo della già prestigiosa biblioteca Salvatore Tommasi, nata a metà Ottocento come biblioteca provinciale il cui progressivo declino per carenza di finanziamenti e di personale si è drammaticamente accentuato con il passaggio alla Regione, sin dal settembre 2017. E la sede storica in piazza Palazzo è ancora lì, puntellata e sempre più devastata. Mentre la sede provvisoria di Bazzano ha ridotto all’essenziale i servizi al pubblico potendo contare solo su quattro addetti». ARCHIVIO A RISCHIO. A rischio di chiusura sarebbe l’Archivio di Stato, «visto che a fine anno andrà in pensione quasi tutto il personale», continua Muzi.
ORTO BOTANICO. «In ultimo c’è da rilevare quanto poco siano considerati, i luoghi di conservazione e studio di ambito naturalistico» conclude il presidente. «Ci riferiamo al giardino alpino di Campo Imperatore, ma anche all’orto botanico provinciale, dietro la basilica di Collemaggio, da anni non più accessibile».
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