Italo Grossi, oggi la città ricorda un combattente

5 Febbraio 2016

L’iniziativa voluta da familiari e amici prevista alle 21 all’auditorium del Parco A dieci anni dalla morte restano vive le sue battaglie per i più deboli

L’AQUILA. «Buongiorno, sono Italo Grossi». Il vocione rimbombava nella cornetta del telefono. Fra le 9.30 e le 10 del mattino la sua era la prima telefonata ad arrivare in redazione. Pochi convenevoli: mandami qualcuno, che ho una cosa importante da dire. Il colloquio si concludeva quasi sempre con una “richiesta” aggiuntiva: «Gradita una foto». Una volta mi spiegò perché chiedeva l’inserimento di una sua immagine a corredo dell’articolo: «Io alle cose che denuncio voglio metterci la faccia» disse con un tono che non ammetteva repliche. Italo Grossi era così: un combattente nato. Lo conobbi alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Ero stato mandato – ancora collaboratore – a seguire una protesta popolare a Ofena dove una cava di inerti stava letteralmente divorando un piccolo colle a poco più di un chilometro dal paese. Quando arrivai trovai solo lui, al centro di un’area già scavata, con l’aria del guerriero pronto a sfidare chiunque. Allora, a Ofena, la Dc dominava e la sezione del Pci aveva poca voce in capitolo. Senza contare che il Comune da quella cava tirava fuori un incasso che era l’80 per cento del suo bilancio. C’era quindi una sorta di “sacro terrore” a mettersi contro la casta locale. Ma Italo Grossi riuscì a mobilitare la stampa e a fare di Collelungo una battaglia ambientalista che nell’Aquilano segnò un’epoca. Stasera alle 21 all’auditorium del Parco, Italo Grossi, a 10 anni dalla morte, sarà ricordato dalla sua famiglia, dai suoi amici e da tanti che vedevano in lui una vera e propria àncora di salvezza. Il suo Centro per i diritti del cittadino era il telefono azzurro dei derelitti, il porto dove qualcuno ti stava ad ascoltare, il luogo in cui piangere non era debolezza ma segno di forza. I comunicati stampa di Grossi non erano mai banali. Italo si occupava di tutto: dalle antenne che potevano provocare inquinamento elettromagnetico, alle bollette dell’Enel gas poco chiare, alle buche sulle strade delle frazioni, ai gabinetti pubblici, alle case popolari, al degrado di zone cittadine, ai fondi per il sostegno alle famiglie bisognose e si potrebbe continuare a lungo. Molti si chiedono: se Grossi fosse ancora con noi cosa avrebbe fatto negli anni del post sisma? Italo, semplicemente, sarebbe rimasto un combattente come lo era sempre stato. Noi che lo abbiamo conosciuto una cosa dobbiamo evitare: trasformarlo in una sorta di “santino” buono per tutte le stagioni. La cosa migliore sarebbe seguirne l’esempio: denunciare, lottare, battersi contro l’arroganza, rifare faccia ai potenti (o presunti tali), non farsi intimorire se si porta avanti una giusta causa. Italo Grossi questo ci ha insegnato e per questo va ringraziato e ricordato.

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