L’abbraccio solidale della Marsica

Il palazzetto dello sport ristrutturato con donazioni private La Lombardi: molti hanno anche acquistato prodotti tipici
AMATRICE (RIETI). Un bel pezzo di Marsica ha contribuito alla ristrutturazione esterna, ritinteggiatura e realizzazione dell’area verde del palazzetto dello sport di Amatrice. E così, da un lato i vertici istituzionali governativi e dello sport hanno spiegato l’importanza del Liceo scientifico sportivo internazionale, creato ad hoc ad Amatrice dopo il sisma, dall’altro enti e associazioni marsicane, ma non solo, hanno rappresentato solidità, concretezza e speranza, quella che passa attraverso la solidarietà.
C’erano il sindaco Sergio Pirozzi, il ministro dello Sport, Luca Lotti, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, il presidente della Fondazione Giulio Onesti, Franco Carraro, campioni come Elisa Di Francisca, Roberto Cammarelle, Niccolò Campriani e tanti altri, compresa Novella Calligaris. La parte del leone l’ha fatta l’associazione “Amatrice siamo noi”, capitanata dall’imprenditrice Susanna Lombardi, capace di catalizzare, insieme ai componenti della sua associazione, l’attenzione di enti (era presente il vicesindaco del Comune di Celano, Ezio Ciciotti, un contributo importante è arrivato anche dall’ex amministrazione comunale di Avezzano) e associazioni del territorio. Marsicana e gratuita anche la firma del progettista, l’architetto avezzanese Danilo Gualtieri. «La Marsica», sottolinea la Lombardi, che ha donato a Pirozzi un pallone firmato dai ragazzi del Centro Anffas di Celano, «è stata molto solidale sia attraverso l’acquisto di prodotti tipici amatriciani, sia con donazioni private». La fotografia di Amatrice un anno dopo il terremoto è un contrasto di colori. Quello grigio, triste, della devastazione e delle macerie stride con il multicolor della speranza. La ricostruzione è faticosa e viaggia a due velocità: quella più spedita grazie alle donazioni dei privati e quella pubblica, più macchinosa, per via delle gare di appalto e delle lungaggini procedurali. Chi non ha più nulla vuole tornare alla normalità. Prima possibile.
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