L’Accademia omaggia Mauri

Belle arti, successo dell’iniziativa per ricordare lo scomparso docente di Estetica della sperimentazione
L’AQUILA. L’Accademia Belle Arti dell’Aquila ha reso omaggio, ieri, a Fabio Mauri, uno dei più influenti artisti italiani del Secondo Dopoguerra. Personalità poliedrica, artista, scrittore e drammaturgo, Mauri, nato nel 1926 e morto nel 2009, affrontò con diverse modalità espressive tematiche legate in particolare alla comunicazione e ai modelli comportamentali, analizzandone i risvolti sociologici e ideologici. Amico e collaboratore di Pasolini, con cui fondò la rivista “Il setaccio”, fu per vent’anni, dal 1979 al 1999, professore di Estetica della sperimentazione proprio all’Accademia, dove formò intere generazioni di giovani studenti dando un generoso e vitale contributo anche alla vita culturale della città. Ieri l’ente diretto da Marco Brandizzi ha ospitato un evento, curato dalla rivista MU6, in cui sono stati proiettati un filmato di documentazione di alcune tra le opere più significative di Mauri – “Ebrea”, “Ideologia”, “Natura” e “Zerbini” – realizzato appositamente per l’occasione dallo Studio Fabio Mauri e tre sue performance storiche: “Che cosa è il fascismo”, “Gran Serata Futurista” (che debuttò proprio all’Aquila, al Tsa) e “Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo”. All’incontro sono intervenuti, come relatori, Laura Cherubini, critica d’arte, già docente all’Accademia di Belle Arti e ora docente all’Accademia di Brera; Marco Brandizzi, Osvaldo Menegaz (Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture), Antonella Muzi (MU6), Achille Mauri (presidente Studio Fabio Mauri), Marcello Gallucci (Abaq), Giancarlo Gentilucci (Arti e Spettacolo).
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