L’accusa: smembrata la flotta aerea forestale

Marrelli e Pasqualone (Cgil): prima dell’accorpamento ai carabinieri era dotata di 32 elicotteri di cui 30 per la tutela ambientale, ora non c’è più sorveglianza
L’AQUILA. «Il corpo forestale aveva in dotazione un flotta di 32 elicotteri, di cui 30 specializzati nell'antincendio boschivo, che per l'effetto della riforma Madia sono stati smembrati e assegnati ai carabinieri e ai vigili del fuoco. Di quest'ultimi, circa la metà sembrerebbe essere ferma a terra per motivi burocratici».
Una serie di denunce, ma anche suggerimenti su come pianificare la tutela dell’ambiente, prendendo ad esempio gli incendi dell’Aquila. L’analisi è di Francesco Marrelli e Antohony Pasqualone, rispettivamente segretario provinciale della Cgil L’Aquila e segretario provinciale della Fp Cgil L’Aquila: «La difficoltà nello spegnimento dei fuochi ed il passare dei giorni dall’avvio degli incendi», affermano Marrelli e Pasqualone, «hanno generato gravi danni al territorio, facendo nel contempo crescere la rabbia mista a sconforto della cittadinanza, che ha assistito impotente a questo tragico evento. Come nell'emergenza sanitaria Covid, anche in questa emergenza ambientale si ha la percezione dell’assenza dello Stato e delle istituzioni, non tanto per le difficoltà operative che ovviamente si riscontrano in tragedie ambientali di questo tipo, quanto per l'assenza di funzionali opere di prevenzione sul territorio, gravissime in una regione nota per la sua conformazione orografica».
La Cgil sottolinea «le scelte sbagliate fatte in nome di una costante riduzione della spesa pubblica» e stigmatizza, come già fatto in passato, «la scellerata scelta del governo del 2016, che legiferò per sopprimere il Corpo forestale dello stato, determinando la privazione di un corpo specializzato nella protezione della natura, della tutela e conservazione ambientale».
Secondo Marrelli e Pasqualone, «carenza di personale, di mezzi, di strumentazioni e quindi di una politica programmatica che tuteli l'ambiente ed i nostri territori tanto imponenti quanto fragili, sono le precondizioni che determinano il verificarsi di vere e proprie tragedie ambientali e che fanno emergere l'assenza dello Stato. Ed è questa latitanza», denunciano i due segretari della Cgil, «che crea terreno fertile per le infiltrazioni malavitose, spietate e senza scrupoli». In conclusione, «gli enti locali hanno l’obbligo e il dovere di svolgere un’attenta azione di programmazione e pianificazione delle attività per la tutela e la conservazione dell’ambiente. Quindi di proporre una serie di azioni necessarie per ridare valore alle nostre aree montane, da condividere con il coinvolgimento delle comunità locali. Siamo convinti», concludono, «che bisogna tornare alla politica dal basso, a forme di cittadinanza partecipata». (r.s.)
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