L’addio commosso a Di Pangrazio paladino dei disabili

21 Febbraio 2017

Una vita dedicata alla realizzazione di una rete di servizi A lui si deve l’apertura della casa famiglia “Dopo di noi”

AVEZZANO. Ha dedicato una vita agli altri costruendo servizi per le persone disabili e cercando di assicurare un futuro “dopo di noi”. Avezzano e la Marsica ieri hanno dato l’addio a Giovanni Di Pangrazio, 89 anni, presidente onorario dell’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale di Avezzano. Dipendente di un’azienda che operava nel settore alimentare, quando andò in pensione iniziò a lavorare a capofitto per poter costruire una rete di servizi per le persone diversamente abili. Una vita di battaglie e di lotte per ottenere qualcosa che nella seconda metà degli anni ’80 era difficile anche solo da immaginare.

A spingerlo a impegnarsi al massimo è stato l’amore per uno dei suoi quattro figli affetto da una grave forma di disabilità. «È stato il pioniere della creazione di servizi per le persone con disabilità», ha commentato Stefano Di Giuseppe, responsabile dell’Help handicap, «basta pensare che riuscì a creare il primo centro diurno all’interno del vecchio ospedale di via Monte Velino che poi fece spostare nella zona nord al centro Polio. Ha dedicato una vita intera per offrire dei servizi alle persone disabili e c’è riuscito creando una rete che abbracciava tutta la Marsica. E poi ha portato avanti tanti progetti che per l’epoca erano impensabili».

Dopo aver assicurato centri diurni e ricreativi per tutti i disabili della Marsica, Di Pangrazio si è dedicato al domani. La sua grande preoccupazione, infatti, era il futuro di questi ragazzi quando i genitori non ci sarebbero più stati. E così è nata la casa famiglia di Tagliacozzo “Dopo di noi” per la quale il presidente onorario dell’Anffas si è battuto moltissimo. «Questo istituto è stato aperto grazie alla sua caparbietà», ha raccontato Marisa Stati, storica volontaria della struttura di Tagliacozzo, «si è battuto molto per ottenere i risultati che ora sono davanti agli occhi di tutti. Ricordo ancora la gioia quando tagliò il nastro nel giorno dell’inaugurazione. Era il suo sogno e ora è necessario tutelare questo patrimonio sociale che abbiamo. Una persona che ha dedicato la vita a questi progetti e alla difesa dei più deboli. Un tema che gli era caro e che aveva vissuto in prima persona con la disabilità del figlio».

In tanti ieri si sono recati in cattedrale per dargli l’ultimo saluto.

Tanta l’emozione quando la bara all’uscita è stata accolta da un lungo applauso e simbolicamente è stata abbracciata da tutti i presenti che si sono stretti intorno ai figli Gaetano, Roberto, Daniela e Anacleto. «Sono profondamente dispiaciuto per la scomparsa di un grande uomo che ha dedicato la sua vita alle persone più deboli», ha dichiarato il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, «nonostante l’omonimia che ci accomuna, non avevamo rapporti di parentela, ma mi legavano a lui forti sentimenti di affetto e stima, anche per il suo importante contributo nel volontariato del nostro territorio».

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