L’addio degli ex al “Pendolino” Ruscitti

In una chiesa del Suffragio stracolma molti vecchi compagni di squadra ed ex dirigenti come Torti, Cerone, Iannuzzi
AVEZZANO. La chiesa della Madonna del Suffragio del don Orione non ce l’ha fatta a contenere tutte le persone che ieri mattina hanno voluto dare l’ultimo saluto a Massimo Ruscitti, l’ex calciatore marsicano scomparso a soli 52 anni. Parenti, amici e anche semplici conoscenti, ma in particolare ex compagni di squadra (tra gli altri Tonino Torti, Roberto Di Nicola, Ersilio Cerone, Giulio Isidori, Fabio Cofini, Salvatore Rivo, Walter Di Domenico, Antonio Mancini, Giancarlo Di Matteo), con i quali aveva vissuto e condiviso gli anni più belli della gioventù. A celebrare il rito funebre don Antonio Ruscitti, che di Massimo era anche parente. A strapparlo all’affetto dei suoi cari è stato il morbo di Hungtinton, una malattia degenerativa che colpisce inizialmente gli arti, per poi propagarsi alle altre funzioni vitali del corpo. Insieme agli ex compagni di calcio, anche qualche dirigente di allora, come Roberto Iannuzzi, che lo ricorda così: «Era una vera forza della natura, ma non ebbe la fortuna che forse meritava, perché quando militava nel Potenza, ebbe la possibilità di passare al Foggia per espressa richiesta di Zeman, che all’epoca allenava i rossoneri. Sembrava tutto fatto, ma nel corso dell’ultimo allenamento, Massimo pagò a caro prezzo la sua irruenza, rompendosi il ginocchio, che di fatto gli precluse una carriera migliore». Nato attaccante, fu un’intuizione dello stesso Iannuzzi e di Francesco Favaro (tecnico della Pro Calcio) a trasformare Ruscitti in terzino volante, ma quando giocava ancora di punta, toccò a Walter Di Domenico marcarlo: «In una sfida eravamo avversari e ogni volta che prendeva palla ci creava problemi, al punto tale che il mio allenatore mi impose di marcarlo a uomo e quando ne ebbi l’occasione, mi resi protagonista di un fallaccio dei miei che lo mise fuori uso. Inizialmente ci odiammo per un po’, ma poi avemmo modo di chiarirci e diventammo grandi amici».
Ora Massimo, detto il “Pendolino”, riposa nel cimitero di Avezzano, dove è stato tumulato al termine del rito concelebrato da don Bruno Fraulin e don Franco Annis.
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