L’agonia di palestre e sale da ballo «Restano solo le spese da pagare»

AVEZZANO. L’inaugurazione solo pochi giorni prima del lockdown. Un’estate tra tante difficoltà per adeguarsi ai protocolli. E ora la nuova chiusura. La Five zone fitness center di via De Nicola ad...
AVEZZANO. L’inaugurazione solo pochi giorni prima del lockdown. Un’estate tra tante difficoltà per adeguarsi ai protocolli. E ora la nuova chiusura. La Five zone fitness center di via De Nicola ad Avezzano paga un prezzo carissimo al coronavirus. Una struttura di 1.600 metri quadrati aperta all’inizio di marzo che secondo le norme del Coni potrebbe ospitare 270 persone contemporaneamente ma con le norme anti-Covid non più di 130.
«Già prima del decreto le dichiarazioni del presidente del consiglio erano state tali da creare una preoccupazione nell’utenza», commenta il proprietario Lorenzo De Cesare, «le presenze sono andate via via scemando a causa del terrore nato intorno al mondo dello sport. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo per adeguarci ai protocolli: tramite un’applicazione prendevamo nota di chi entrava e tramite un termo scanner verificavamo temperatura e presenza di mascherina. E poi le classi a numero limitato, i distanziamenti, i soldi spesi per le sanificazioni. Alla fine la chiusura. Una decisione presa senza tener conto di focolai nelle palestre o di eventuali contagiati. Dicono che daranno sostegni a bar e ristoranti, ma alle palestre? Noi rimarremo aperti solo nell’area dedicata alla fisioterapia».
Il coronavirus ha fermato il mondo dello sport. Allenamenti sospesi, competizioni rinviate e tante esperienze ed emozioni finite nel dimenticatoio. Mario Cimei, direttore generale del Volley Carsoli, non è d’accordo con quanto stabilito: «Abbiamo deciso di fermarci perché la salute viene prima di tutto. E con noi si sono fermate 60 tesserate che si stavano allenando tra mini-volley S3 fino a 11 anni e poi i vari under, fino alla prima squadra che gioca quest’anno nella serie D».
Il presidente dell’Avezzano rugby, Alessandro Seritti, continua ad aprire il campo per far allenare i ragazzi ma di 100 iscritti oggi ce ne vanno solo poco più della metà. «Con il mini rugby possiamo lavorare, con distanziamento e senza contatto, sul lato motorio e sul passaggio della palla, ma senza contatto», spiega Seritti, «da quando è iniziata l’attività, a settembre, siamo andanti oltre le aspettative numeriche, ma con la psicosi di queste settimane c’è stata una diminuzione di numeri, coi genitori preoccupati che i bimbi si ammalino. Sono soddisfatto del lavoro che stiamo svolgendo e ringrazio i nostri collaboratori».
Stessa cosa per la scuola calcio della Asd Fucense, che però negli ultimi giorni ha deciso di fermarsi.
«Visto che ci sono diversi casi a Trasacco, la situazione è un po’ tesa», afferma Luigi Scala, responsabile della scuola calcio, «agli ultimi appuntamenti erano pochi e ci siamo fermati. Riprenderemo quanto prima». Il nuovo decreto del governo è stato una mannaia per chi, dopo mesi, si era rialzato tra tante difficoltà. Come ha ricordato Cesare Campana di Timba Revolution che dà lezioni di balli caraibici all’Harmony di Avezzano.
«Siamo rimasti con molte spese da pagare e molti abbonamenti da recuperare», riferisce Campana, «da settembre, con il nuovo regolamento, ci eravamo attrezzati anche per fare lezioni individuali. Ora siamo di nuovo fermi, speriamo solo fino al 25 novembre».
Ieri Nazzareno Di Matteo, patron della Pinguino nuoto di Avezzano, piscina attualmente chiusa, ha preso parte al vertice virtuale con il premier Conte e ha chiesto più attenzione per il mondo dello sport.
«Abbiamo parlato del ristoro ma anche dei danni che ha causato questa chiusura dovuta alla pandemia», chiarisce l’imprenditore Di Matteo, «il problema è come ripartire. Abbiamo proposto l’Iva al 10 per cento per le utenze, abbattimento dei costi di affitti e bonus wellness a carico dello Stato. Il ministro Spadafora è riuscito a far estendere il bonus per i collaboratori sportivi a 800 euro. Chiediamo che la riforma dello sport venga portata a compimento. A Conte abbiamo detto che c’è bisogno di una comunicazione ufficiale, dopo il danno creato, che renda allo sport il giusto merito». (e.b.)

