L’amico del morto: non l’ho abbandonato

Quattro giorni di buio tra l’incidente in auto e il ritrovamento del corpo nel canale, ma Paraninfi nega ogni coinvolgimento
LECCE NEI MARSI. «Ero ferito e sotto choc dopo l’incidente, ma appena ho saputo che Cesidio non si trovava più sono andato in caserma e ho raccontato tutto quello che era accaduto. Ho perso un amico di sempre, un amico d’infanzia, eravamo come fratelli e questo è il dolore più grande. Una tragedia, non c’entro, non l’ho abbandonato». A parlare davanti ai carabinieri è Biagio Paraninfi, 38 anni, di Lecce, indagato dalla Procura di Avezzano per omicidio stradale. Il caso è quello relativo alla morte di Cesidio Valletta, 35enne, ritrovato senza vita venerdì in un canale del Fucino. Paraninfi ha spiegato agli investigatori di essere stato trovato in auto dai suoi genitori. Era sotto choc ed è stato portato in ospedale.
L’INCIDENTE. Erano circa le 19 di lunedì 18 maggio quando il sistema Gps ha inviato un messaggio automatico sul cellulare del padre segnalando che l’auto guidata dal figlio aveva avuto un incidente. Arrivati sul posto, a Strada 26 del Fucino, i familiari hanno trovato Paraninfi ferito e in stato confusionale. È stato così trasportato all’ospedale di Pescina e successivamente, visto che il punto di soccorso è chiuso, ad Avezzano, dove gli è stata suturata una ferita, per essere poi dimesso senza necessità del prelievo e dell’alcoltest. Subito dopo è stato chiamato un carro attrezzi e l’auto è stata portata via (solo successivamente è stata sequestrata dai carabinieri, ndc). Che fine abbia fatto Cesidio Valletta dal momento dell’incidente in poi resta un mistero.
LA DENUNCIA. A lanciare l’allarme sono stati i genitori del 35enne che, non vedendolo rincasare, hanno presentato una denuncia ai carabinieri (martedì 19). Facendo scattare le ricerche. Ma perché Paraninfi non ha detto che con lui c’era l’amico? Così l’avvocato dell’indagato, Aldo Grilli: «Inizialmente non immaginava che l’amico fosse scomparso, era sotto choc e fisicamente provato, fino al giorno successivo all’incidente. Il mio assistito è provato per la scomparsa del suo caro amico».
IL RITROVAMENTO. Il corpo senza vita di Valletta è stato rinvenuto dai carabinieri nel canale a poche centinaia di metri da Telespazio, a quattro giorni dall’incidente. Era in posizione china, nell’acqua alta circa un metro. Si trovava a circa 300 metri dal luogo dello schianto. Gli investigatori stanno cercando di capire cosa possa essere accaduto. L’uomo ha avuto un malore, oppure può essere scivolato perdendo i sensi? Oppure c’è qualcos’altro?
LE INDAGINI. Sul caso stanno lavorando i carabinieri del nucleo operativo di Avezzano, guidati dal tenente Bruno Tarantini. I militari stanno cercando di dare una risposta a diversi interrogativi. Per tale motivo hanno sequestrato i telefoni cellulari dei due giovani e analizzato i tabulati telefonici da cui potrebbero emergere gli spostamenti di entrambi. La vittima pare abbia provato a contattare l’amico, senza però ricevere risposta, successivamente all’incidente. Forse perché Paraninfi si trovava in ospedale. A sua volta, anche il conducente, il giorno dopo avrebbe provato a chiamare l’amico, che però probabilmente era già morto.
L’AUTOPSIA. Sarà l’autopsia, disposta dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, che coordina le indagini, a fornire risposte su questo punto e a stabilire le cause della morte. L’autopsia verrà eseguita dal consulente Cristian D’Ovidio, incaricato dalla Procura. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Domenico Martinelli, ha nominato il consulente Mauro Arcangeli, mentre l’indagato ha dato mandato all'anatomopatologo Pietro Falco.
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