L’Ance vuole velocizzare i cantieri
Per il presidente Cicchetti in dieci anni si è perso troppo tempo: «Poi c’è la questione irrisolta delle tasse da restituire»
L’AQUILA. Pareri autorizzativi più veloci, immediata cantierabilità dei buoni contributo, aumento della soglia di sbarramento da 200mila a 1 milione di euro per le procedure negoziate degli appalti pubblici, con un occhio attento alle imprese locali. Non da ultima, l'omologazione delle procedure del sisma 2009 a quelle del terremoto del Centro-Italia.
Poi, la questione irrisolta della tasse sospese, con il de minimis da portare da 200mila a 500mila euro.
Nel decennale del sisma, l'Ance traccia un bilancio e presenta un pacchetto di proposte condiviso: quattro, cinque nodi salienti confluiti negli emendamenti al decreto Sblocca cantieri. E se la ricostruzione privata fa registrare segnali positivi, il presidente dei Costruttori, Adolfo Cicchetti, pone l'accento «sul fermo degli appalti pubblici, vero tallone di Achille». Timori anche sul piano occupazionale «con il settore edile che riflette l'andamento del mercato: dai 6.500 operai del 2008 si è saliti a 10mila nel 2017». Un'iperbole pericolosa, con la perdita di duemila occupati in due anni: oggi nei cantieri della ricostruzione lavorano appena 8mila operai.
MENO BUROCRAZIA. «Abbiamo presentato una serie di emendamenti allo Sblocca cantieri», afferma Cicchetti, «innanzitutto, la necessità di istituire una Conferenza permanente governo-territorio, con tutti i soggetti interessati, per velocizzare gli appalti. L'altro nodo riguarda i pareri collaterali: vengono rilasciate più autorizzazioni sulle pratiche, ma serve una cantierabilità immediata dei contributi per far partire i lavori. Chiediamo anche di elevare da 200mila a 1 milione di euro la soglia delle procedure negoziate pubbliche e studiare misure a favore delle imprese locali».
BILANCIO AGRODOLCE. «L’Aquila è stata ricostruita al 70 per cento», evidenzia Cicchetti, «ma il bilancio degli ultimi dieci anni è agrodolce, con il pubblico fermo, che sta impedendo la rinascita del centro storico. Ci aspettiamo che gli emendamenti presentati dal territorio aquilano al governo, frutto di relazioni interdisciplinari e mediazioni istituzionali, trovino la giusta considerazione in sede di conversione di decreto».
Un accenno anche all’occupazione edile, «che nel 2008, a crisi già scoppiata, si attestava in provincia su 6.500 operai. Dopo il salto di qualità che ha portato a 10mila il numero degli addetti nel 2017, siamo riscesi a 8mila. Un numero», dice Cicchetti, «che si avvicina pericolosamente agli standard rilevati nei periodi di crisi».
L’Ance, infine, saluta con favore l’abbattimento della Cosap, da parte del Comune dell’Aquila, «un segnale importante di attenzione verso le imprese che operano nella ricostruzione».
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