L’antico ghetto ebraico verso la rinascita

È uno dei più grandi aggregati del cratere sismico, i lavori restituiranno un gioiello nato 600 anni fa
NAVELLI. Si tratta di uno dei più grossi aggregati di tutto il cratere sismico 2009 e si trova a Civitaretenga, frazione del Comune di Navelli. Per la sua ristrutturazione sono stati stanziati 14 milioni di euro e alla fine dei lavori sarà un “gioiello” che riporterà il tempo indietro di 600 anni.
È il cosiddetto “ghetto ebraico” di Civitaretenga che nonostante i secoli trascorsi ha conservato la stessa struttura urbanistica di quando fu realizzato da un gruppo di ebrei che si insediò nell’Aquilano grazie alle ricchezze economiche dei luoghi derivanti in particolare dal commercio della lana e dello zafferano. Ieri mattina nel “ghetto” ebraico, in vista dell’avvio dei lavori, c’è stato un sopralluogo del sindaco Paolo Federico, del dirigente dell’Ufficio speciale con sede a Fossa (Usrc) Raffaello Fico, di Francesco Mattucci funzionario dell’Usrc e dall’ingegner Diego Gasbarri che ha seguito il progetto. L’antico “ghetto”, su proposta della Soprintendenza, nel 2017 è stato dichiarato di interesse culturale a integrazione del vincolo che già dal 1983 tutelava il monumentale palazzo Perelli, edificio di spicco del borgo che ospitava all’epoca la sinagoga. È stata anche data notizia che sarà l’Usrc ad occuparsi della ristrutturazione della chiesa parrocchiale San Salvatore di Civitaretenga. Per l’edificio sacro, però, i tempi saranno un po’ più lunghi.
Il “ghetto” fu residenza di una comunità ebraica tra il XIV ed il XV secolo, comunità che aveva occupato un vicolo e una piazzetta: via Giudea e piazzetta Giudea. Secondo gli storici già «da prima del luglio 1400 – quando il re di Napoli, Ladislao, concesse agli ebrei di poter risiedere all’Aquila, Sulmona, Lanciano e in altre città d’Abruzzo– la comunità ebraica, attratta dalle potenzialità economiche legate al commercio della lana e dello zafferano, risiedeva a Civitaretenga. L’editto di espulsione dal regno di Napoli, emanato nel 1510, cancellò ogni traccia della loro presenza, sino a mutare le denominazioni della via e della piazzetta che oggi si chiamano via Guidea e piazza Guidea».
Anche dai portali sono quasi scomparsi i simboli ebrei (solo qualcuno è rimasto) sostituiti per gran parte dal trigramma Ihs caro a San Bernardino da Siena. Sembra che a Civitaretenga nacque anche uno dei primi “monte dei pegni”. L’obiettivo della ristrutturazione è anche restituire alla fruizione «un luogo che possa essere simbolo di convivenza tra i popoli e preservare la memoria delle persecuzioni di ogni epoca».
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