L’appello alla pace di Di Pietro, reduce della Brigata Maiella

26 Aprile 2022

Il patriota racconta la morte dell’amico ucciso dai tedeschi Il complesso bandistico degli studenti suona l’Inno alla gioia

SULMONA. L’appello alla pace «non per arrendersi di fronte alla prepotenza, ma per avere il coraggio di interrompere le ostilità» e la testimonianza della morte del patriota Oscar Fuà, a Brisighella, il 4 dicembre 1944, nel ricordo commosso di uno degli ultimi superstiti della Brigata Maiella, Raffaele Di Pietro. Sono stati questi due momenti a caratterizzare la Festa della Liberazione, dopo 77 anni, mentre nel cuore dell’Europa va in scena la guerra tra bombe, lacrime, sangue e violenza. «C’è bisogno di recuperare il 25 aprile dentro di noi». A fare proprie le parole del capo dello Stato è stato il vicesindaco di Sulmona, Franco Casciani, nel corso della cerimonia che si è tenuta ieri in piazza Carlo Tresca. Una cerimonia partecipata e piena di commozione che ha preceduto l’altra, che si è tenuta davanti al monumento dedicato alla Brigata Maiella. Ed è proprio davanti alla lapide con incisi tutti i nomi dei patrioti morti per la libertà, che Raffaele di Pietro, 96 anni, uno dei tre reduci sulmonesi della Brigata Maiella ancora in vita, ha raccontato con grande emozione il momento in cui ha visto morire il suo amico Oscar Fuà, allora appena 16enne. «Era il 4 dicembre del 1944 e a Brisighella, in Romagna, stavamo combattendo una delle battaglie più cruente contro i tedeschi. Oscar Fuà era a pochi metri da me, entrambi stavamo pancia a terra per mirare bene con le mitragliatrici. Venne colpito alla fronte», ricorda commosso il reduce Di Pietro, «Pacella, che era il portantino della Brigata Maiella per soccorrere i feriti, arrivò quasi subito, ma quando Fuà fu portato giù nell’accampamento era già morto. Io avevo un anno e mezzo più di lui, eravamo due ragazzini legati dall’amicizia e dall’amore per la libertà. Sono stato testimone oculare della fine del mio caro amico Oscar».
«La pace è il vero tema di questa giornata del 25 aprile. Quest’anno la festa della Liberazione ha un significato tutto particolare», ha detto il vicesindaco Casciani, in rappresentanza del primo cittadino colpito dal Covid. «A settantasette anni dalla fine della Seconda guerra mondiale scatenata dal nazifascismo, il cuore dell’Europa è di nuovo ferito da un conflitto, scatenato stavolta dalla Russia. La solidarietà per il popolo ucraino dev’essere ferma, determinata e coesa» ha sottolineato Casciani, ribadendo l’importanza che alla celebrazione del 25 aprile siano legati i valori di pace, libertà, eguaglianza e solidarietà. Nel concludere il suo discorso Casciani ha salutato i patrioti della Brigata Maiella, protagonisti e testimoni di quel tempo e di quelle lotte che hanno fondato la democrazia. Un saluto anche alle autorità militari e religiose, ai rappresentanti delle associazioni di combattenti e d’arma, agli studenti delle scuole cittadine e il complesso bandistico, composto dai ragazzi della scuola media “Serafini” e del liceo Scientifico “Fermi”, che hanno animato la cerimonia, con l’Inno di Mameli e l’Inno alla Gioia, nel segno dell’Italia e dell'Europa unita. Subito dopo il vicesindaco e il presidente del consiglio comunale, Cristiano Gerosolimo, hanno reso omaggio al monumento dedicato ai patrioti della Brigata Maiella.
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