L’appello di don Daniele: il santuario va riaperto ai fedeli

COCULLO. Sul santuario di San Domenico Abate – chiuso dal 2009 per i danni causati dal terremoto dell’Aquila e ancora inagibile perché i lavori di consolidamento non sono neppure iniziati, sebbene i...
COCULLO. Sul santuario di San Domenico Abate – chiuso dal 2009 per i danni causati dal terremoto dell’Aquila e ancora inagibile perché i lavori di consolidamento non sono neppure iniziati, sebbene i fondi (1.700.000 euro) siano disponibili già da tre anni – interviene il nuovo parroco, don Daniele Formisani. «Cocullo e San Domenico», esordisce il giovane sacerdote, «costituiscono un binomio inscindibile. Il paese conserva e vive sin dal 1500 il culto per San Domenico Abate, che qui ha operato numerosi prodigi». Nella seconda metà dell’Ottocento, a causa del crescente afflusso di fedeli, si rese necessaria la costruzione di una nuova chiesa che fu realizzata grazie all’aiuto delle autorità, delle quattro Confraternite presenti allora in paese e dell’intera popolazione che ha contribuito economicamente e con prestazioni di manodopera gratuita a dare a San Domenico un degno santuario.
«Santuario», rileva don Formisani, «che è meta incessante di pellegrini che lo visitano per chiedere una grazia particolare, ma anche per curiosità verso un rito, quello dei serpari, che ha reso Cocullo famoso in tutto il mondo. Rito che si svolge il primo maggio. Purtroppo da ormai quasi 10 anni il santuario è chiuso. Molti i passi fatti in questi anni per dar corso ai lavori. Ma senza successo. Spero che la voce del popolo di Cocullo non venga sottovalutata, ma tenuta in grande considerazione. E che il santuario della valle e della diocesi, luogo di devozione, di storia, di cultura e di ricordi, torni a risplendere». Il sindaco, Sandro Chiocchio, intanto, si dice preoccupato. Teme che la situazione possa sfuggire di mano: la popolazione, infatti, esasperata, potrebbe mettere in atto clamorose proteste. (n.m.)
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