L'Aquila assegnati i lavori della cattedrale: mega-appalto da 45 milioni

21 Luglio 2014

Dopo le polemiche sul bando, l’intervento affidato all’Ati capitanata da Iannini. Per il Comune il Duomo non va riaperto coi fondi della ricostruzione privata

L’AQUILA. Sarà il raggruppamento temporaneo di imprese «Sac spa- costruzioni Iannini-Dp Restauri» ad occuparsi delle opere di miglioramento sismico del duomo di San Massimo. Salvo complicazioni, non difficili da prevedere. L’associazione d’imprese, infatti, ha vinto la gara d’appalto privata per gli immobili che fanno parte di uno degli aggregati più grandi della città: il consorzio Sant’Emidio, per cui è previsto un finanziamento di 45 milioni di euro (di cui 20 solo per la cattedrale). Soldi per i quali, tuttavia, non è ancora chiaro da che bacino bisognerà attingere: da parte sua, infatti, il Comune sembra non avere intenzione di utilizzare i fondi destinati alla ricostruzione privata per riaprire i battenti del Duomo, mentre sarebbe disposta a farlo la direzione regionale per i Beni culturali (che ha ricevuto fondi specifici dal Ministero). Una possibilità che, però, non piace alla diocesi e soprattutto all’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, preoccupato di possibili rivendicazioni da parte del progettista (che ha già pronto un piano di lavoro da oltre 2 anni e che ancora deve essere pagato) e della ditta vincitrice dell’appalto (che potrebbe vedersi dimezzare l’importo delle opere se venisse scorporato il Duomo dal consorzio).

«Vogliamo dire la nostra sul nostro», aveva dichiarato lo stesso Petrocchi nei mesi scorsi, chiedendo alla presidenza del Consiglio dei Ministri un decreto che promuovesse la Curia a soggetto attuatore della ricostruzione dei beni ecclesiastici di sua proprietà. Una richiesta mai accolta. Intanto, la Cattedrale a più di cinque anni dal sisma sembra in balia del tempo e dell'incuria. Il Duomo, infatti, non ha ancora una copertura e al suo interno tra le mattonelle del prezioso pavimento settecentesco, sono spuntati diversi tipi di piante, mentre i cornicioni della facciata sono coperti di muschio e licheni. Una situazione a cui potrebbe mettere un punto l’Ati che si è aggiudicata i lavori a seguito delle operazioni di apertura delle buste che si sono svolte sabato scorso, come spiegano in una nota il presidente del consorzio, Augusto Ippoliti, e il responsabile dei lavori, Antonio Masci. Ma il condizionale è d’obbligo, vista l’intricata situazione. La vicenda è cominciata l’anno scorso, quando il consorzio Sant’Emidio ha istruito un avviso pubblico per la preselezione dell’azienda a cui affidare i lavori di ricostruzione del centralissimo aggregato. Un bando pubblicato solo sul quotidiano economico «Il Sole 24 ore», che scatenò le ire di molti costruttori aquilani, primo fra tutti Gianni Frattale, presidente dell’Ance, che decise di scrivere una lettera all’arcivescovo Giuseppe Molinari per chiedere la modifica dei termini di preselezione che, a suo dire, aveva criteri eccessivamente stringenti. Tale procedura presupponeva che gli interventi predisposti dalla Curia dovessero essere approvati dal Comune e finanziati con i fondi destinati alla ricostruzione privata. Intanto, nel febbraio del 2013, un decreto della Presidenza del consiglio dei ministri cambiava le carte in tavola: «dimenticava» di disciplinare i beni ecclesiastici, per i quali si decise di adottare lo stesso trattamento di tutti i beni culturali affidandoli alla Direzione regionale. Intanto le procedure sono andate avanti e la gara espletata. Ora c’è anche un vincitore «per capacità tecnico-economiche», come spiega la nota del consorzio, ma anche per lo studio effettuato e il cronoprogramma presentato che prevede «la riconsegna a stralcio degli immobili, tra cui il Duomo, mediante agibilità parziale, in tempi celeri». Tempi che rischiano di allungarsi se a decidere sul da farsi dovrà essere il tribunale.

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