L'Aquila, basta chiacchiere solo silenzio

5 Aprile 2015

L’Aquila, stasera, con la fiaccolata nel centro storico, ricorderà le 309 vittime del sisma del sei aprile 2009. Per qualche ora le luci di quelle fiaccole torneranno a illuminare una tragedia le cui ferite sono tutt'altro che sanate. L'Aquila oggi è come una stanza in disordine. È difficile entrarci e ancor più difficile orientarsi per capire dove trovare le cose che servono e buttare quelle inutili.

LE CERIMONIE DELL'ANNIVERSARIO

 In questi sei anni si sono spesi tanti soldi (una decina di miliardi, se non di più) che hanno dato al capoluogo il volto di una città in preda a una crisi di nervi fra map, piani C.a.s.e, Cas, affitti concordati, ristrutturazioni di case A e B, qualche E , palazzi nobiliari rifatti come prima e meglio di prima. In realtà, se proviamo a dare una definizione un po’ scanzonata di quello che accade oggi in quest’angolo d’Abruzzo, dovremmo dire che il terremoto sta affogando nelle chiacchiere. I soldi per i progetti in attesa da mesi ci sono o non ci sono? Ci sono ma nessuno li ha ancora visti. Renzi viene o non viene? Viene ma quando è un mistero. La nuova legge sulla ricostruzione c’è o non c’è?

C’è ma chissà quando sarà operativa. I cantieri nelle frazioni aprono o non aprono? Aprono ma vai a sapere la data. L’ufficio ricostruzione funziona o non funziona? Funzionava poco e male fino a poco tempo fa, ora è arrivato il nuovo dirigente e tutto andrà bene. Esiste o non esiste nella fervida mente dei nostri reggitori una idea di città? Esiste ma è chiusa nel cassetto, se no qualcuno se la ruba. Arriva la nuova azienda (la Accord) che dovrebbe dare lavoro a un centinaio di persone? Come no, arriva, ma non si sa da dove.

L’aeroporto è una bufala o una risorsa? Una risorsa ma fino a ora gli unici soldi che si sono visti sono quelli spesi dal Comune per uno scalo da guinnes: due passeggeri l’anno. E il Gran Sasso? Perbacco, ci sono venti milioni che saranno dati in dono a un privato che così coi soldi dello Stato gestirà gli impianti. La mafia è arrivata o non è arrivata? No, non è arrivata perché quella che c’è l’abbiamo chiamata noi. La corruzione c’è o non c’è? C’è ma quanto basta, senza eccessi. Gli aquilani fanno o no la cresta sulla ricostruzione? Ma no, c’è solo qualche mela marcia. L’Aquila è stata ricostruita o no? No, ma vediamo la luce in fondo al tunnel. Si potrebbe continuare all’infinito. Oggi e domani sono i giorni del dolore per quei pochi che ancora ricordano che alle 3.32 del sei aprile di  sei anni fa 309 persone volarono in cielo. E allora l’antidoto alle chiacchiere è uno solo: un dignitoso silenzio.