L’Aquila calcio e le sciagure Dal disastro ferroviario ai 4 tifosi morti a Sulmona

Due storie tragiche si commemorano nella settimana dei 95 anni del club A Contigliano perse la vita il tecnico Buratti, molti atleti smisero di giocare
L’AQUILA. Sarà una festa, sì, quella per il 95° anniversario della nascita dell’Aquila calcio, ma sarà anche un’occasione per non dimenticare due tragedie – Contigliano e Sulmona – che in anni differenti hanno funestato la storia del club rossoblù.
IL TRENO MALEDETTO
La strada ferrata tra Rieti e Contigliano corre placida, quasi in pianura. Qualche chilometro più avanti la linea ferroviaria si inerpica verso la montagna, con curve strette e salite dalle forti pendenze. Oggi su quella linea viaggiano le ALn 772 a gasolio delle Ferrovie Umbre. Il 3 ottobre del 1936 sulla stessa tratta viaggiava una Littorina con a bordo un centinaio di persone, e tra queste l’intera rosa dell’As Aquila calcio. Era prevista la quarta giornata del girone B del campionato cadetto: L’Aquila calcio, nel 1934, prima formazione abruzzese, aveva finalmente raggiunto la serie B. La squadra era in viaggio verso Verona. Ma nella città veneta la formazione dell’Aquila calcio non ci arrivò mai. Alle 9.45 la Littorina che viaggiava verso Rieti si scontrò nei pressi di Contigliano con un postale che viaggiava nell’altra direzione. Un errore umano . Perché all’epoca a gestire il traffico ferroviario c’erano gli uomini. E uno di loro sbagliò. Forse fu uno dei macchinisti che non attese l’incrocio con il treno che arrivava in direzione opposta, forse sbagliò il capotreno a Rieti. Il disastro che ne derivò fu gravissimo. Lo scontro causò infatti un numero di morti che oscilla, a seconda delle fonti, tra 8 e 15. Almeno 15, raccontano oggi i libri di storia.
ADDIO A BURATTI
Tra le vittime due ferrovieri e l’allenatore dei rossoblù, Attilio Buratti. Si contarono inoltre non meno di 69 feriti e tra questi quasi tutti i giocatori della squadra di calcio del capoluogo. L’As Aquila non solo perse per sempre l’allenatore, ma si ritrovò con quasi tutti i giocatori della rosa in ospedale, gravemente feriti, tanto che solo cinque di loro riuscirono a tornare a giocare. Marino Bon fu trovato privo di sensi e venne inizialmente inserito nella lista delle vittime.
NESSUNA RINUNCIA
Il campionato del 1936-1937 era iniziato in maniera altalenante, una vittoria e due sconfitte. Vittoria in casa con la Vezio Parducci Viareggio, poi retrocessa, sconfitta fuori casa con la Cremonese, e sconfitta in casa con la corazzata Livorno, che poi avrebbe vinto il campionato. Dopo il disastro di Contigliano, L’Aquila rinunciò alla salvezza d’ufficio e, raccogliendo giocatori un po’ ovunque, il 15 novembre successivo alla tragedia si presentò in campo con al timone l’ungherese András Kuttik. Alla fine arrivò terz’ultima con 24 punti, 8 partite vinte, 8 pareggi e 14 sconfitte, 36 gol segnati e 51 subiti. Fu retrocessione. E da allora la serie B è rimasta un miraggio.
SULMONA 1979
Ma quella di Contigliano non è l’unica tragedia che ha segnato i 95 anni di storia del calcio aquilano. In città è impossibile dimenticare quanto accaduto nel 1979, un po’ come avviene con le grandi tragedie della storia. Ognuno ricorda, ad esempio, cosa stava facendo quando è arrivata la notizia dell’attacco dell’11 settembre del 2001 alle Torri Gemelle. E allo stesso modo ogni aquilano ricorda cosa stava facendo quella domenica mattina del 3 giugno 1979, quando cominciò a circolare la notizia dell’incidente di Sulmona. Qualcuno sperava di avere notizie più precise dal telegiornale della sera. Invano. In serata il telegiornale nazionale aveva riportato solo la notizia in maniera stringata, quasi in chiusura, poche parole sui quattro ragazzi coinvolti e l’immagine dell’autobus sporco di sangue. L’incidente del 3 giugno del 1979 resta però impresso nella memoria della città. Non solo di quei tantissimi aquilani che si trovarono a vivere l’orrore in diretta, ma anche di tutti quelli che dopo poche ore scoprirono con sgomento i nomi dei giovani tifosi coinvolti nella sciagura: Maurizio Climastone, 18 anni; Paolo Centi, 16 anni; Carlo Dionisi, 15 anni; Carlo Risdonne, 15 anni. Erano tutti affacciati ai finestrini del pullman che stava passando sotto gli archi dell’acquedotto medievale della città di Sulmona, proprio all’ingresso di piazza Garibaldi. Coperti dalle bandiere non si accorsero del pericolo. Una deviazione inutile, quella di Sulmona, per andare a Cassino. Si doveva passare per Avezzano. Ma tra L’Aquila e Sulmona, al tempo, c’era una rivalità calcistica quasi sconfinata. E in quel giorno di festa l’occasione per far “rosicare” un po’ i cugini biancorossi era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Da qui la decisione del passaggio in piazza, tra gli archi dell’acquedotto, con l’autista che non si accorse di aver stretto troppo e che c’erano tutti quei ragazzi affacciati ai finestrini.
RICORDO INDELEBILE
Il ricordo di quelle giovani vittime resta impresso nella memoria di tutti. Nella tribuna dello stadio Fattori c’è un piccolo monumento in ricordo di quella tragedia, una targa c’è anche a Sulmona, nel punto dell’incidente. E all’Aquila da una decina di anni c’è anche una strada dedicata al ricordo di quei giovanissimi tifosi, intitolata il 3 giugno del 2011 per iniziativa dei Red Blue Eagles, i tifosi organizzati. Le cronache calcistiche dell’epoca registrarono che L’Aquila, arrivata seconda nel campionato di serie D 1978-1979, lo spareggio con la rivelazione Avigliano lo vinse per 2-0, con doppietta di Militello. Mai vittoria fu più triste. E in questi giorni che precedono i festeggiamenti rossoblù un pensiero andrà certamente a quei quattro ragazzi, Maurizio, Paolo e i due Carlo. E andrà all’allenatore Buratti.
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