L’Aquila capoluogo, appello per ripresentare la legge

Il consigliere De Santis (Idv-Cambiare insieme): «La proposta rimane valida» Paolucci (consigliere regionale Pd): «Trovare i soldi». Critica Marcozzi (5 Stelle)
L’AQUILA. Salvare la legge regionale sull’Aquila capoluogo. Il giorno dopo le polemiche per la bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, del testo voluto dal centrosinistra per cercare di bilanciare gli effetti della “Nuova Pescara”, c’è chi propone di ripresentarla con le dovute correzioni.
DE SANTIS (IDV). «La decisione della Consulta», sostiene Lelio De Santis (capogruppo comunale Idv-Cambiare insieme) «deve far riflettere sulla necessità che ogni atto legislativo, perché non sia solo uno spot elettorale, debba essere sempre corretto sul piano amministrativo e debba avere la certificazione delle necessarie coperture finanziarie. Rimane valida, e anzi si rafforza a mio parere, la necessità politica di una legge regionale che ridefinisca e rilanci il ruolo istituzionale, economico e culturale della città dell’Aquila e del suo territorio nel contesto regionale, alla luce anche dell’attuazione del progetto della Grande Pescara. Una regione a due velocità, con la zona costiera che corre, si sviluppa e cresce in Pil e popolazione, mentre le zone interne si indeboliscono e si spopolano, non avrà mai uno sviluppo integrato e un futuro migliore per la sua popolazione».
«C’è bisogno», secondo De Santis, «di una norma condivisa che aiuti con progetti seri e con fondi veri lo sviluppo dell’Aquila e del territorio aquilano, al fine di frenare la marginalizzazione dei territori interni e di rianimare l’economia locale, creando occasioni di lavoro e di crescita economica, la sola condizione capace di bloccare la fuga dei giovani e l’indebolimento del tessuto sociale. E allora, invece di polemizzare sul piano politico, le forze politiche dicano chiaramente se sono d’accordo a rilanciare l’iniziativa legislativa a favore dell’Aquila e il governo regionale espliciti se intende investire sul rilancio del ruolo del capoluogo di regione. Da subito, potrebbe essere utile un’iniziativa chiara del consiglio comunale dell’Aquila che affronti concretamente il problema, coinvolgendo anche i rappresentanti locali nel consiglio e nella giunta regionale». De Santis chiede al presidente del consiglio comunale, Roberto Tinari, «la convocazione urgente dell’assise comunale per far ripartire il percorso legislativo di una legge a favore dell’Aquila, chiara negli obiettivi e solida nelle coperture finanziarie».
PAOLUCCI (PD). «A bloccare l’applicazione della legge dell’Aquila capoluogo approvata nel 2018 non è stata la sostanza del suo contenuto, tant’è che la legge venne approvata all’unanimità, ma la copertura di carattere finanziario alla norma», dichiara il capogruppo Pd in consiglio regionale Silvio Paolucci. «Una copertura che era stata assicurata dal centrosinistra per il 2019», spiega il capogruppo e a cui «il nuovo esecutivo avrebbe dovuto lavorare appena dopo le elezioni, anche per perché l’ultima legge finanziaria veniva approvata in regime di “prorogatio” dei poteri, portando in Consiglio le opportune coperture per gli anni a seguire, ma così non è stato. Non è infatti necessario rifare la legge», continua Paolucci. «Basta dare la copertura pluriennale: il testo si può ripresentare subito risolvendo ed eliminando i difetti di natura tecnico-finanziaria. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte e crediamo che le componenti aquilane della maggioranza debbano dettare i tempi di questo recupero, perché si tratta di una legge importante per L’Aquila, per la sua identità e il suo ruolo e dovrebbero accelerare il ritmo di una ripresa che è ora più che mai indispensabile sostenere».
MARCOZZI (5 STELLE). «Una sentenza», commenta Sara Marcozzi, capogruppo regionale M5S, «che non mi stupisce e che, anzi, va nella direzione che avevamo indicato a più riprese in fase di approvazione. Avevamo ripetuto che l’assenza di copertura economica a questo provvedimento avrebbe violato l’articolo 81 della Costituzione, e così è stato sancito dalla Consulta, che ha sentenziato ribadendo le medesime obiezioni. Quella che doveva essere una legge in favore dell’Aquila, della ricostruzione e del suo futuro, si è trasformata in un annunciato flop».

