L'Aquila, Cialente all’attacco: "Affitti stratosferici in centro storico"

13 Giugno 2015

Il sindaco: "La città della borghesia, delle logge e delle lobby si è fatta le ville fuori e non paga le tasse nei palazzi vincolati"

L’AQUILA. «La città delle logge e delle lobby». Eppoi «la borghesia che si è rifatta le ville fuori e affitta a prezzi stratosferici palazzi vincolati del centro dove non si pagano nemmeno le tasse». E ancora: «Di cosa saremo nel 2030 non parla nessuno. Qui si parla solo nelle cene agnesine». Sarà per il ristretto uditorio della tavola rotonda «Quali passi futuri per la ricostruzione?», ma quello che va in scena a metà pomeriggio nell’aula consiliare è un Cialente-show degno di ben più folto palcoscenico. Intervenendo in apertura dei lavori – coordinati da Michela Santoro e tenuti dalla soprintendente Alessandra Vittorini, dall’architetto Gianlorenzo Conti, dall’ingegnere Carmela Morisi, dall’ex sindaco di Villa Sant’Angelo Pierluigi Biondi – il sindaco ne ha per tutti.

«La ricostruzione», attacca, «non la vedo più come un problema perché ritengo che ormai si siano create le condizioni perché essa vada avanti. Per la privata i soldi ci sono, la delibera Cipe è in arrivo così come il cronoprogramma degli edifici storici vincolati. Poi dovrebbe esserci la quota per la ricostruzione pubblica. Il problema più drammatico e sottovalutato è quello della mancata ricostruzione delle case popolari. Sull’edilizia residenziale pubblica è sceso un velo nero. E le persone che lì abitavano vengono assistite. L’edilizia residenziale la stiamo facendo noi, che abbiamo avuto 650 domande. Problemi burocratici a parte, sono abbastanza tranquillo. Superata la lentezza della bollinatura del decreto», prosegue Cialente, «partiranno i cantieri. Il problema dei problemi è che non ce la facciamo più a far fronte alle necessità della ricostruzione, prima tra tutte l’esame di migliaia e migliaia di progetti e il loro iter. Gli uffici ce l’hanno messa tutta: li abbiamo messi alla frusta ma più di tot progetti non si riescono ad affrontare. Questo è l’aspetto che mi preoccupa. La sottosegretaria De Micheli dice che ci darà il personale. Tuttavia, vedo preoccuparsi pochissimo la classe dirigente, i politici di più alto grado e il consiglio comunale sulla ricostruzione sociale ed economica».

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«Abbiamo problematiche economiche legate alla perdita di posti di lavoro ma sottolineo anche la crisi identitaria dei giovani da troppi anni senza centro storico. La ricostruzione socioeconomica del centro è un problema gravissimo: ho provato a metterlo nel decreto, ma non c’è. Gemona è rinata, è una scenografia molto bella ma mancano la gente e i negozi. Il paese si è spostato giù. Il rischio nostro è lo stesso». E qui l’affondo: «Da parte di alcuni si pongono affitti spaventosi in case che abbiamo rifatto noi, dove non si pagano nemmeno le tasse, come nei palazzi vincolati. Queste persone chiedono affitti stratosferici per cui nessuno va a fare il pioniere e il circolo diventa vizioso in quanto molti residenti, quella borghesia che dopo il sisma si è ricostruita una villa approfittando della delibera 58, non hanno bisogno di rientrare nell’abitazione. Allora: non ci sono i negozi e non rientriamo; non ci sono gli abitanti e non ci sono i negozi. Questo il pericolo più grande. Servirebbe la collaborazione dei cittadini».

Sul rilancio economico il sindaco respinge la tesi secondo la quale la città fosse disastrata già prima del sisma. «Non più di altre realtà. Attraversava una fase di cambiamento dopo la definitiva chiusura del polo elettronico e la necessità di ridarsi un progetto di sviluppo come da piano strategico. Altre città hanno capito dove andare, vedi Torino. E noi? I nostri giovani? Cosa faranno in questa città? Che sarà L’Aquila nel 2030? Questa è la questione. Questo il dibattito, ma non lo fa nessuno. Il ruolo dell’Università? L’industria sta andando bene e dobbiamo portare altre imprese. Il turismo è inespresso. Le varie logge e lobby di questa città legata molto al pubblico impiego dovrebbero interrogarsi su questo. Presto l’ospedale subirà una dieta dimagrante. Di fronte a questa rivoluzione di tagliare i rami secchi o puntiamo su alcuni rami nuovi su cui alimentare lo sviluppo o credo che la città andrà a vivacchiare. Chi ha sbagliato? Il delitto post-sisma fu quando si accettò che Fontana decise di dividere il cratere dall’Aquila. Facevamo le riunioni alla Finanza e poi Fontana si allontanava e portava a pranzo in un posto nascosto i sindaci guidati da Nusca senza il sindaco dell’Aquila. Il destino sta in mano alla classe dirigente. Io, bene che va, ne ho per un altro anno e mezzo. Gli aquilani siamo gente strana. Qualcuno me coce la saraca, ma io non faccio mai sapere quello che penso. Quello che penso lo dico al bar, sotto i portici, a cena e magari a qualche cena agnesina. Così non si va da nessuna parte».

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