L’Aquila e il suo Celestino, eroe della normalità

23 Agosto 2017

La città cerca il rilancio attraverso la figura del Papa eremita che ha ispirato Ratzinger nella scelta delle dimissioni

Cosa spinga a venerare, 700 e passa anni dopo, la figura di uno dei Grandi Dimissionari della storia – quindi uno sconfitto, almeno per i canoni del mondo di oggi – è forse il mistero più grande tra quelli veri o presunti che ruotano attorno alla vita di Celestino V. Davvero singolare (come si legge nell’Avventura di un povero cristiano, ultima fatica di Ignazio Silone, che vide la luce nel 1968) da affascinare, se non addirittura ispirare, un Papa teologo e conservatore come Benedetto XVI. Che prima di dimettersi volle sostare davanti ai resti mortali del santo e deporre lì il pallio, per poi scendere dal trono come l’illustre predecessore.
Di Celestino si è scritto tutto, o quasi, tra iperboli e visioni complottistiche. C’è persino chi, tra l’una e l’altra di queste visioni, ha voluto ipotizzare che il foro nel cranio dell’eremita, scoperto in fase di ricognizione delle spoglie, potesse essergli stato procurato in vita, e non dopo morto, come poi dimostrato. Ma tant’è. Dalle spoglie rubate nel 1988 dal mausoleo nella basilica di Collemaggio (e poi ritrovate, in circostanze non ancora del tutto chiarite, nel cimitero di Roccapassa, al confine tra L’Aquila e Amatrice) fino ai legami coi Templari, la figura di fra’ Pietro da Morrone è stata da sempre accompagnata da racconti a metà tra storia e leggenda, con preminenza della seconda.
L’Aquila che, una volta all’anno, nel breve volgere di 24 ore, rimette questo personaggio al centro dell’attenzione, tanto da farne l’ambasciatore di un messaggio di pace universale (in attesa del timbro Unesco), è una città che cerca a stento di trovare una strada per ripartire. Celestino può essere l’ispiratore per il rilancio. Quando aveva quasi 60 anni, andò a piedi fino a Lione per difendere il suo ordine monastico dalla soppressione. E tornò vincitore. Chissà se oggi c’è in giro un novello Celestino pronto a ripercorrerne le orme.
Al netto degli eccessi (e degli scandali) degli anni passati, il comitato organizzatore della Perdonanza (che inizia oggi con l’arrivo del Fuoco del Morrone e il concerto di Massimo Ranieri) sta cercando di recuperare il messaggio essenziale del Giubileo aquilano. A proposito di ossa. Le Sacre Spoglie, sottoposte prima a una Tac e poi a perizia medica, hanno svelato che l’eremita era alto 168 centimetri, aveva alterazioni sulle clavicole, per cui si può pensare che abbia portato pesi sulle spalle anche per lungo tempo, aveva la sinusite, problemi ai denti, alcune ernie e una modesta artrosi alle vertebre lombari. L’impresa eccezionale, insomma, è essere normale.
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