«L’Aquila e Longarone, tragedie sorelle»

6 Aprile 2018

Il sindaco del centro del Bellunese all’incontro della rete dei comitati: «Due esempi di malagiustizia»

L’AQUILA. «Cos’hanno in comune il terremoto dell’Aquila e il disastro del Vajont? Il fatto che sono due esempi di malagiustizia. Per le 1917 vittime del Vajont hanno pagato solo tre persone».
Ad affermarlo è Roberto Padrin, sindaco di Longarone, il comune della provincia di Belluno che, il 9 ottobre 1963, venne completamente distrutto dall’onda d’acqua che tracimò, a causa di una frana staccatasi dal monte sovrastante, dalla diga costruita sull’omonimo torrente. Padrin è stato uno degli ospiti dell’incontro promosso dalla rete dei comitati “Noi non dimentichiamo”.
«L’Aquila e Longarone», ha ricordato Padrin, «sono legate da un patto di amicizia siglato nel 2012. Qui all’Aquila, com'è noto, ci fu il processo sul disastro del Vajont, la cui documentazione è stata portata a Belluno, all’Archivio di Stato, e completamente digitalizzata. Da sindaco di Longarone e presidente della provincia di Belluno posso dire che la tragedia dell’Aquila ha insegnato a noi amministratori a guardare con più attenzione a quello che abbiamo, al nostro territorio. In questo momento, ad esempio, a Belluno, siamo impegnati nella realizzazione di una serie di interventi di prevenzione sismica sulle scuole. Tragedie come queste devono servire a imparare qualcosa, altrimenti rimane solo il dolore di chi le ha vissute sulla propria pelle. L’auspicio è che in futuro possano aumentare, a tutti i livelli istituzionali, l’attenzione e le risorse dedicate al tema della prevenzione. Ogni anno frane, alluvioni, smottamenti, causano morti e distruzione. Intervenire dopo costa di più e nel frattempo si perdono tante vite umane. Noi amministratori dobbiamo assumerci la responsabilità di prevenire questi rischi».
«Il terremoto dell’Aquila e la tragedia del Vajont», afferma Antonietta Centofanti, presidente del comitato familiari delle vittime della Casa dello Studente, «hanno in comune la mancanza di assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni preposte a tutelare ambiente e persone. Questo è il comune denominatore che lega tutte le tragedie che in questi anni hanno punteggiato il nostro Paese, dal Nord al Sud, dallo sversamento dei veleni nella Terra dei fuochi all’inquinamento dell’Ilva, a causa del quale, a Taranto, tanti bambini continuano a morire, anche piccolissimi, di leucemia».
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